Il risveglio è brusco, un bagliore giallo fluttua davanti agli occhi e una voce sconosciuta chiama il protagonista a un destino che ancora non conosce. Nei panni dello Spadaccino n. 8, il giocatore si ritrova su un pianeta disseminato dai resti di una guerra antica, accompagnato da PACC, un’entità enigmatica che lo guiderà lungo un percorso fatto di battaglie, scoperte e trasformazioni. Shadow Labyrinth, disponibile per PC, PlayStation 5, Xbox Series X|S, Nintendo Switch e Switch 2, rappresenta la reinterpretazione più audace di una delle icone del videogioco, trasformando Pac-Man in un oscuro platform d’azione bidimensionale, con una struttura da metroidvania e una forte enfasi sulla crescita del personaggio.
Esplorazione e combattimento in un mondo labirintico
Il gioco fonde esplorazione, piattaforme e combattimenti in tempo reale, proponendo una progressione lenta ma appagante. All’inizio la mobilità ridotta e i nemici letali rendono i primi passi ardui, ma l’acquisizione graduale di nuove abilità apre la strada a un sistema di combattimento complesso e soddisfacente. Il cuore della meccanica è il consumo dei nemici, che consente di assorbirne i poteri e trasformarsi da preda a predatore, richiamando in chiave inedita le origini arcade di Pac-Man. L’arsenale di attacchi, tra fendenti ravvicinati, contrattacchi e mosse a distanza, cresce con il tempo e permette di plasmare uno stile di gioco personale, incentivando la sperimentazione.
L’esplorazione è uno dei punti di forza di Shadow Labyrinth. Il mondo è denso di percorsi nascosti, aree segrete e sfide di piattaforma, costruito con un level design che premia la curiosità ma che talvolta può risultare poco chiaro, soprattutto nelle sezioni più intricate. L’assenza di un sistema di viaggio rapido rallenta il ritmo nelle fasi di backtracking, aumentando la frustrazione in caso di sconfitte ripetute.
Stile visivo e identità autoriale
Sul piano artistico, il titolo punta su atmosfere cupe, con scenari alieni illuminati da bagliori al neon e un costante senso di rovina e mistero. Gli ambienti riescono a raccontare con efficacia le tracce di un antico conflitto, ma il character design appare meno convincente: il protagonista e diversi nemici risultano poco dettagliati e con modelli che tradiscono una certa semplicità stilistica, privi della profondità e della cura che ci si aspetterebbe da una produzione contemporanea. Più riusciti, invece, gli effetti speciali durante gli scontri e le spettacolari trasformazioni legate al consumo degli avversari.
Dal punto di vista tecnico, la versione PlayStation 5 è solida: caricamenti rapidi e frame rate stabile garantiscono un’esperienza fluida, arricchita da un’ottima localizzazione dei testi in italiano, chiara e ben curata. Il comparto sonoro alterna brani minimali a tracce dal gusto retrò, ma l’audio mix non sempre valorizza gli effetti utili in battaglia, penalizzando la lettura di alcune situazioni concitate.
Un ritorno al passato che osa guardare avanti
Shadow Labyrinth non è un prodotto pensato per chi cerca immediatezza: la difficoltà iniziale e la scarsità di spiegazioni richiedono pazienza e voglia di sperimentare. Tuttavia, chi saprà superare le prime ore troverà un’avventura sorprendente, capace di reinterpretare una leggenda del videogioco senza affidarsi alla nostalgia sterile. L’ambientazione, la progressione del combattimento e l’idea di “divorare” i nemici come meccanica centrale sono elementi che, pur con qualche imperfezione, contribuiscono a costruire un’esperienza originale e diversa da qualsiasi altro tentativo di revival dell’icona arcade.
La scelta di Bandai Namco Studios di ripensare Pac-Man in chiave oscura e narrativa si rivela coraggiosa e, nel complesso, riuscita. Restano criticità legate a una direzione artistica poco ispirata e a un ritmo che non sempre accompagna con efficacia l’evoluzione del personaggio, ma il risultato finale è un titolo che osa e riesce a distinguersi nel panorama dei metroidvania moderni.
















