La prima regola dei pupazzetti pucciosi è che non bisogna mai sottovalutarli. Hanno occhi grandi, forme tonde e quell’aria innocente con cui potrebbero chiedere un biscotto; pochi minuti dopo stanno incenerendo un esercito mentre noi raccogliamo cristalli e cerchiamo di capire dove sia finito il pavimento. Shard Squad trasforma questa ambiguità estetica in un roguelite d’azione costruito intorno a creature elementali da reclutare, combinare e portare in battaglia. Sviluppato da The Root Studios e pubblicato da Nuntius Games e Vsoo Games, è disponibile su PlayStation 5, Xbox Series X|S, Xbox One, Nintendo Switch e PC tramite Steam. La prova si è svolta su PS5.
La base appartiene alla famiglia degli horde survival: si entra nell’arena, ci si muove fra quantità crescenti di nemici e si raccolgono risorse mentre gli attacchi della squadra lavorano quasi autonomamente. La differenza risiede nei compagni, che sostituiscono il consueto arsenale impersonale con oltre venti Shard associati a Fuoco, Acqua, Elettricità, Natura e Cristallo. Ogni creatura porta tre tratti e può attivare bonus quando condivide determinate caratteristiche con gli altri membri. La formazione diventa così un piccolo rompicapo mobile: bisogna decidere chi adottare, chi lasciare fuori e quale esserino dall’aria adorabile sia disposto a sacrificare sull’altare della sinergia perfetta.

Adottarli tutti non è una strategia
Ogni partita comincia con possibilità limitate e costruisce gradualmente il proprio gruppo attraverso incontri, ricompense e boss. La tentazione iniziale è scegliere lo Shard più grazioso, metodo scientificamente inattaccabile finché lo schermo non si riempie di mostri. Poco dopo diventa necessario osservare tratti, elementi ed effetti, perché una creatura apparentemente meno potente può completare una combinazione capace di rafforzare l’intera formazione. Il piacere non deriva soltanto dall’aumento del danno, bensì dal momento in cui pezzi scelti separatamente iniziano a lavorare insieme e trasformano una squadra improvvisata in una piccola macchina da guerra con orecchie carine.
Le sinergie funzionano per soglie: accumulare più Shard con un tratto comune aumenta il livello del relativo bonus e apre effetti progressivamente più incisivi. Questa struttura ricorda il soddisfacente ordine mentale dei puzzle, perché ogni nuovo membro modifica contemporaneamente diverse possibilità. Inserire un compagno può rafforzare l’attacco elementale e indebolire una difesa costruita in precedenza; conservarne uno meno appariscente può invece completare due combinazioni nello stesso momento. L’interfaccia comunica bene queste relazioni e permette di sperimentare senza trasformare la composizione del gruppo in una dichiarazione dei redditi illustrata.

La squadra più tenera durante la fine del mondo
Sul campo, Shard Squad mantiene un ritmo vivace. Le arene si riempiono rapidamente di nemici, proiettili e attacchi elementali, costringendo a muoversi con continuità e a scegliere quando rischiare per recuperare una ricompensa. Fuoco, scariche elettriche, getti d’acqua e poteri naturali producono reazioni spettacolari, soprattutto quando una formazione ben costruita comincia a propagare effetti lungo interi gruppi. Il controllo su PS5 è immediato e la risposta dei movimenti permette di attraversare passaggi stretti senza discutere con il controller. Le prime fasi accolgono con gentilezza; quelle avanzate ricordano che le guance tonde non costituiscono un’armatura certificata.
Boss ed eventi interrompono opportunamente la raccolta ordinaria. I primi rappresentano verifiche concrete della squadra assemblata, con attacchi da osservare e spazi da amministrare, mentre i secondi cambiano temporaneamente priorità e obbligano a valutare rischi diversi. Il sistema non elimina le ripetizioni tipiche del genere: si raccolgono esperienza e risorse, si potenzia il gruppo e si affrontano ondate sempre più dense. La presenza degli Shard sposta però l’attenzione dal singolo incremento numerico alle relazioni tra creature, mantenendo viva la curiosità. C’è sempre un nuovo abbinamento da provare, spesso dopo aver promesso solennemente che quella sarebbe stata l’ultima partita della serata.

Quando i pupazzetti diventano un problema tattico
La progressione permanente accompagna le sconfitte con reliquie, possibilità iniziali più ampie e nuovi elementi da sperimentare nelle partite successive. Fallire non equivale quindi a tornare completamente al punto di partenza, ma il vantaggio accumulato non sostituisce movimento e pianificazione. Una squadra assemblata male può disporre di statistiche rispettabili e crollare comunque quando le ondate aumentano; una combinazione precisa, al contrario, riesce a superare situazioni che pochi minuti prima sembravano ingestibili. Questa proporzione fra crescita stabile e capacità personale evita che l’avanzamento diventi una semplice attesa del potenziamento abbastanza forte da risolvere ogni problema.
La pixel art usa colori vivaci, sagome chiare e animazioni espressive per attribuire personalità alle creature senza confondere l’azione. Durante le fasi più dense gli effetti possono sovrapporsi e richiedere maggiore attenzione, ma nemici, pericoli e protagonisti restano generalmente distinguibili. Mellunia possiede un tono allegro e accogliente che contrasta piacevolmente con le quantità industriali di avversari, mentre la musica sostiene il ritmo senza diventare invadente. Il prezzo contenuto completa una proposta generosa, particolarmente adatta a chi ama collezionare personaggi e poi scopre, con una certa inquietudine, di aver iniziato a giudicarli in base all’efficienza bellica.
La formula mostra qualche limite dopo numerose partite. Le fondamenta dell’horde survival rimangono riconoscibili, alcuni percorsi di crescita tendono a ripresentarsi e le combinazioni più efficaci possono spingere a ignorare Shard meno competitivi, anche quando sono oggettivamente più coccolabili. Servirebbero eventi ancora più trasformativi e una maggiore varietà nelle condizioni delle arene per impedire alle sessioni lunghe di seguire traiettorie troppo simili. La costruzione della squadra conserva comunque abbastanza profondità da sostenere l’esperimento, soprattutto per chi preferisce cercare nuove sinergie invece di inseguire soltanto il numero più alto.
Shard Squad prende una struttura affollata di concorrenti e la rende personale attraverso compagni elementali, tratti condivisi e combinazioni che premiano curiosità e pianificazione. Il piacere di collezionare incontra quello di risolvere un piccolo puzzle tattico a ogni nuovo reclutamento, mentre l’azione mantiene il ritmo necessario a impedire che la teoria occupi tutto il campo. Non rivoluziona gli horde survival e può mostrare ripetizioni nelle sessioni più lunghe, ma il sistema di squadra aggiunge sostanza alla simpatia dei protagonisti. È consigliato a chi desidera orde, esperimenti e creature da amare responsabilmente, sapendo che prima o poi toccherà escluderne una perché rovina la combinazione. La vita adulta presenta decisioni dolorose.













