Un vecchio cellulare capace di percepire presenze invisibili è l’unico strumento affidabile rimasto ad Aki Mizuno nei corridoi della Nishikawa High School. Signal Veil è il nuovo survival horror in terza persona sviluppato dallo studio cileno Time Hunters e pubblicato dalla giapponese Serafini Productions, annunciato per PlayStation 5, Xbox Series X|S, Nintendo Switch 2 e PC tramite Steam ed Epic Games Store. Il primo trailer mostra una scuola apparentemente ordinaria trasformata in un luogo infestato, costruito attorno a esplorazione, scarsità di risorse e progressivo deterioramento psicologico.
La protagonista è un’adolescente la cui madre scompare senza lasciare traccia, consegnandole come ultimo lascito proprio il misterioso telefono. Quando anche altri studenti cominciano a sparire, Aki si ritrova a indagare su un passato nascosto dietro falsi ricordi e lunghi silenzi. Sul piano visivo il gioco mescola il linguaggio dei survival horror classici alla sensibilità dell’animazione giapponese, con un’estetica ispirata agli anni ’90 e riferimenti a opere horror e soprannaturali come Another e Jujutsu Kaisen.

Un telefono per vedere ciò che gli occhi non possono trovare
Il cellulare ereditato da Aki costituisce il centro delle meccaniche investigative di Signal Veil. Vibrazioni, interferenze e distorsioni segnalano la presenza di entità soprannaturali, mentre il flash può temporaneamente stordirle e la fotocamera permette di rivelare oggetti nascosti o tracce lasciate nel mondo. L’esplorazione adotta inoltre inquadrature prestabilite, richiamando apertamente la tensione dei primi Resident Evil e Silent Hill e limitando volutamente la quantità di ambiente visibile al giocatore.
Un’impostazione che riporta alla memoria anche esperienze costruite sulla vulnerabilità e sull’impossibilità di controllare completamente ciò che si trova oltre l’inquadratura, come il classico Clock Tower, tornato recentemente con Clock Tower: Rewind. Time Hunters aggiunge però una componente più rituale agli scontri: le apparizioni non possono essere eliminate semplicemente sparando, ma richiedono di individuarle, provocarne la reazione, stordirle, esporne l’essenza e infine purificarle definitivamente.

Risorse limitate e una mente che può cedere
Munizioni, medicine e armi di natura mistica saranno disponibili in quantità ridotte, costringendo a valutare attentamente quando combattere e quando conservare ciò che resta nell’inventario. Ogni spirito possiede inoltre comportamenti specifici da osservare e interpretare, spingendo verso un approccio tattico nel quale ambiente e conoscenza del nemico dovrebbero contare più della forza bruta. Serafini Productions prosegue così il proprio interesse per l’horror psicologico dopo aver costruito attorno alla serie BrokenLore una produzione dedicata a paure, traumi e temi sociali contemporanei.
A rendere meno stabile ogni certezza interviene infine la salute mentale di Aki. Con il peggiorare delle sue condizioni, la scuola può modificarsi davanti ai suoi occhi, le creature diventano più imprevedibili e persino il modo di combattere della protagonista si fa più disperato. Signal Veil sembra quindi voler recuperare diversi elementi classici del survival horror senza limitarsi alla nostalgia visiva: il cellulare infestato, le apparizioni legate ai traumi e una percezione sempre meno affidabile della realtà puntano a trasformare la Nishikawa High School in un luogo dove capire cosa si sta osservando potrebbe essere difficile quanto sopravvivere.












