Nessun segnale. Nessuna risposta. Nessun superstite. La Stazione Iapetus si staglia muta nel vuoto siderale, un relitto orbitale su cui il tempo pare essersi arrestato. Poi un tremore. Un sussurro metallico, seguito dal rantolo distorto di un sistema d’allarme dimenticato. È l’arrivo dei nuovi sopravvissuti, esploratori mal equipaggiati in cerca di risposte o forse solo di una via di fuga. Ma ad attenderli non ci sono macerie e silenzio, bensì forme pulsanti d’altri mondi, letali e incessanti. In Spacepunk Survival, disponibile su PlayStation 4, Xbox Series X|S, Nintendo Switch e PC, firmato da Tavern Tale Studio e pubblicato da Nejcraft, l’orrore prende la forma di un’arena shooter dallo stile retrò, dove la sopravvivenza è l’unica trama possibile.
Un’arena senza redenzione
La premessa narrativa, ridotta all’osso, funge da mero contesto per un’esperienza ludica incentrata sull’azione più pura. Spacepunk Survival si inserisce in quel filone di sparatutto in prima persona ispirati ai classici del genere come Doom e Wolfenstein, ma declinati in chiave cooperativa e survival. Il giocatore viene catapultato nei meandri della Stazione Iapetus, un ambiente labirintico composto da stanze buie e corridoi angusti, con l’obiettivo di resistere il più a lungo possibile all’assalto di creature aliene generate in loop.
L’intelligenza artificiale nemica non brilla per imprevedibilità, ma riesce comunque a trasmettere un senso di oppressione continua, grazie all’incessante ritmo di apparizione e all’effetto claustrofobico dell’ambientazione. La varietà delle mostruosità è purtroppo limitata, e la resa estetica delle stesse, piuttosto bidimensionale, rischia di spezzare la tensione visiva. Il comparto grafico si affida infatti a uno stile volutamente rétro, fatto di palette cupe, sprite spigolosi e giochi di luce minimali, che però faticano a valorizzare la densità dell’atmosfera.
Cooperazione alienante
La struttura ludica poggia su due pilastri principali: la gestione dell’arsenale e la modalità cooperativa. Il titolo consente di affrontare le ondate da soli o con amici online, adattando dinamicamente il livello di sfida in base al numero di giocatori attivi. Nella nostra prova su PlayStation 4, tuttavia, le sessioni online si sono rivelate pressoché deserte, lasciando il gioco nelle mani di un’esperienza solitaria che ne riduce sensibilmente la portata strategica e il divertimento condiviso.
Il sistema di progressione è minimale ma funzionale: ogni uccisione genera denaro virtuale che può essere speso per ottenere nuove armi, munizioni o potenziamenti, in un loop arcade che richiama le meccaniche dei coin-op da sala giochi. Purtroppo, la varietà di equipaggiamento è contenuta e alcune armi risultano meno efficaci o semplicemente scomode da usare, compromettendo l’equilibrio delle scelte disponibili.
Un elemento curioso e interessante è la gestione del nucleo energetico della stazione: durante la partita, il reattore può surriscaldarsi, innescando un conto alla rovescia verso l’autodistruzione. Questo dettaglio introduce un ulteriore livello di pressione e imprevedibilità, spingendo il giocatore a muoversi con maggiore urgenza, ma anche a fare i conti con una certa frustrazione legata all’impossibilità di controllare davvero l’esito finale.
Un omaggio imperfetto ma sincero
Nonostante i suoi limiti, Spacepunk Survival riesce a trasmettere un senso di nostalgia sincera per un certo modo di intendere il videogioco: diretto, brutale, ruvido. La mancanza di una vera narrazione viene parzialmente compensata dall’atmosfera retrò-futuristica, dalle ambientazioni ben costruite e dalla tensione generata dall’incessante avanzare delle orde aliene.
La scelta di ridurre al minimo la componente narrativa è coerente con l’anima arcade del titolo, ma finisce col penalizzare chi cerca una motivazione più profonda per esplorare i meandri della stazione. Così come la ripetitività di fondo limita la longevità dell’esperienza, rendendola ideale per brevi sessioni, ma meno adatta a maratone prolungate.
La direzione artistica, pur con i suoi limiti tecnici, mostra una certa coerenza estetica e un affetto evidente per i canoni della fantascienza d’annata. Tuttavia, proprio la scelta di uno stile così marcato potrebbe non incontrare i gusti di chi cerca un realismo più moderno o un design più rifinito. Il sound design, infine, svolge onestamente il proprio compito, accompagnando l’azione con effetti convincenti e un tappeto sonoro che amplifica la tensione.
















