Sulla ESS Starseeker nessuno guarda le stelle per romanticismo. C’è sempre una cassa da riempire, una mappa da ricontrollare, un incarico da accettare con l’incoscienza serena di chi pensa che una giungla aliena piena di piante aggressive sia solo un contrattempo botanico. System Era Softworks riparte da questo traffico di strumenti, rientri e briefing per spostare l’universo di Astroneer dentro Starseeker: Astroneer Expeditions, pubblicato da Devolver Digital e provato da noi su PlayStation 5. La rotta passa anche da Xbox Series X|S, Nintendo Switch 2 e PC tramite Steam, ma il cambio più evidente non riguarda le piattaforme: riguarda il modo di viaggiare, meno solitario e più cooperativo, meno contemplativo e più esposto al panico educato delle missioni a tempo.
La differenza si capisce subito: al posto della placida libertà sandbox del capitolo originale, qui troviamo spedizioni cooperative, obiettivi a tempo, una stazione spaziale centrale e una progressione costruita intorno al lavoro di squadra. Starseeker: Astroneer Expeditions è disponibile in Early Access, e questo dettaglio pesa nel modo in cui va valutato: la base è già molto chiara, ma alcune parti hanno ancora bisogno di espandersi, respirare e accumulare varietà. L’idea, però, è interessante: prendere l’anima colorata, curiosa e ottimista di Astroneer e trasformarla in una sorta di gita scolastica interplanetaria dove tutti hanno uno zaino tecnico, nessuno ha letto davvero il piano di sicurezza e il pianeta Tephra non sembra intenzionato a offrire il buffet.

La stazione come casa, il pianeta come guaio
La ESS Starseeker funziona come cuore dell’esperienza. È il luogo in cui si torna tra una spedizione e l’altra, si parla con i membri dell’equipaggio, si accettano missioni, si sbloccano progetti e si preparano gli strumenti necessari per la prossima discesa. Rispetto all’isolamento più morbido di Astroneer, qui si avverte subito una dimensione più corale: non siamo piccoli esploratori lasciati a costruire il proprio ritmo, ma parte di una spedizione organizzata, con obiettivi collettivi e una nave che cresce insieme ai progressi dell’equipaggio. La scrittura resta leggera, spesso sorridente, ma riesce a dare un minimo di contesto ai personaggi e ai misteri che circondano i pianeti.
La prima grande destinazione, Tephra, dà una buona misura delle ambizioni del progetto. Paludi immense, giungle dense, oceani e rottami EXO Dynamics costruiscono un ambiente alieno pieno di segnali, pericoli e piccole storie ambientali. La direzione artistica conserva il gusto morbido e giocattoloso della serie, ma lo rende più ricco, atmosferico e vivo. La sensazione di scoperta resta forte, solo che stavolta arriva con il cronometro che guarda dall’alto e giudica in silenzio. Si vorrebbe restare a curiosare dietro ogni pianta, ma la missione chiede risorse, obiettivi e rientro alla base. Lo spazio profondo, a quanto pare, non è un agriturismo.

Spedizioni, cooperazione e ossigeno mentale
Il cambio di passo è tutto nelle spedizioni a tempo. Ogni discesa richiede di raccogliere materiali, investigare anomalie, completare incarichi e riportare il bottino sulla stazione prima che la situazione degeneri. Il timer non è soltanto un limite numerico: modifica il modo in cui si guarda il pianeta. Spingersi più lontano può significare trovare risorse migliori, ma anche rischiare di rientrare tardi, perdere materiali o lasciare la squadra in una situazione poco elegante. Le decisioni diventano più rapide, meno contemplative, spesso più divertenti proprio perché un compagno sta urlando metaforicamente “andiamo via” mentre qualcun altro ha appena deciso che quella pianta sospetta merita un esame ravvicinato.
La cooperazione è il punto in cui Starseeker: Astroneer Expeditions dà il meglio. Anche giocando da soli l’esperienza rimane praticabile, ma il disegno dei sistemi guarda chiaramente al gruppo. Dividersi i compiti, scegliere equipaggiamenti complementari, proteggere chi raccoglie risorse, aprire percorsi, affrontare creature ostili e coordinare il rientro crea momenti molto più memorabili di quanto farebbe una semplice lista di missioni. Gli strumenti personalizzabili e i nuovi progetti mantengono vivo il senso di crescita, mentre la manipolazione del terreno resta un legame importante con Astroneer. Solo che ora non si scava soltanto perché è bello farlo: si scava perché serve, perché il tempo stringe e perché qualcuno, in squadra, ha avuto la brillante idea di finire in un buco.

Bello, promettente, ancora in tuta da lavoro
Visivamente il salto si vede. Starseeker: Astroneer Expeditions mantiene colori pieni, forme leggibili e un tono quasi da giocattolo spaziale, ma aggiunge illuminazione, densità e profondità ambientale. Le giungle di Tephra, i riflessi sull’acqua, le tempeste lontane e i rottami dispersi danno spesso il piacere della scoperta pura, quella che fa dimenticare per qualche secondo la missione e spinge a guardarsi attorno. Anche il sonoro lavora bene: l’atmosfera resta morbida, avventurosa, mai cupa oltre misura, con suoni ambientali e musiche che accompagnano senza sovrastare. Su PlayStation 5 la resa si è dimostrata solida anche nelle situazioni più movimentate, aspetto non secondario per un titolo che vuole reggere spedizioni cooperative e scenari più affollati.
I limiti, però, sono evidenti e legati in parte alla natura ancora in evoluzione del progetto. Il timer è una trovata efficace, ma può anche diventare il suo avversario interno: crea tensione, spinge a collaborare e rende ogni uscita più concreta, però riduce quella libertà contemplativa che molti associavano a Astroneer. Alcune fasi iniziali insistono un po’ troppo sulla ripetizione di obiettivi simili, e la varietà di pianeti, missioni e contenuti narrativi dovrà crescere per sostenere davvero il lungo periodo. Si aggiunge anche l’assenza dei sottotitoli in italiano, una mancanza non devastante per la comprensione dei sistemi principali, ma comunque poco felice in un gioco che prova a dare più spazio a personaggi, incarichi e atmosfera da equipaggio.
Il bilancio resta comunque positivo. Starseeker: Astroneer Expeditions non sostituisce Astroneer e non dovrebbe essere letto come una replica con più missioni: è un’altra cosa, più strutturata, più cooperativa, più nervosa, con un’idea di esplorazione meno rilassata e più orientata all’obiettivo. Chi cercava un sandbox pacifico potrebbe trovarlo un po’ troppo affamato di scadenze; chi invece voleva un’avventura condivisa, piena di piccoli imprevisti e spedizioni da raccontare agli amici, troverà una base già molto promettente. Il gioco deve ancora ampliare biomi, missioni e contenuti per diventare davvero completo, ma la rotta è chiara. La ESS Starseeker non è ancora l’incrociatore definitivo dell’esplorazione cooperativa, ma ha carburante, personalità e abbastanza caos organizzato da meritare il viaggio.













