La sirena d’allarme non chiama alla prudenza: chiama alla gloria certificata dall’ufficio propaganda. I maxischermi promettono ordine, sacrificio e cittadinanza, il comando distribuisce slogan con la stessa generosità con cui distribuisce munizioni, e ogni pianeta devastato viene raccontato come un trionfo imminente della specie umana. Poi si apre il portellone, la sabbia si alza, gli insettoidi emergono a ondate e tutta quella retorica da parata si trasforma in una lotta disperata per non finire digeriti. Starship Troopers: Ultimate Bug War!, sviluppato da Auroch Digital e pubblicato da Dotemu, disponibile su PlayStation 5, Xbox Series X|S, Nintendo Switch 2 e PC tramite Steam, e qui provato su PlayStation 5, entra in scena senza esitazioni: è un FPS rétro in prima persona rapido, aggressivo e volutamente muscolare, costruito come una simulazione di addestramento federale che trasforma la guerra contro insettoidi giganteschi in uno spettacolo di piombo, disciplina e satira militaresca.
Il progetto funziona soprattutto perché attinge a un immaginario fantascientifico ancora molto riconoscibile, anche per chi arriva da esterno. Nell’universo di Starship Troopers, l’umanità combatte una guerra interstellare contro orde aracnidi sotto la guida della Federazione, un potere che impacchetta il conflitto come dovere civico, spot istituzionale e promessa di grandezza collettiva. Starship Troopers: Ultimate Bug War! recupera proprio questo tono: l’eroismo viene venduto come prodotto nazionale, il sacrificio come investimento sul futuro e la battaglia come spettacolo da servire ai cittadini con sorriso lucido, mascella in primo piano e mano sempre pronta a indicare il nemico di turno. Al centro della campagna c’è Sammy Dietz, nuova protagonista della Fanteria Mobile, affiancata dalla presenza di Johnny Rico, veterano storico e volto simbolo della serie, qui richiamato come reliquia vivente di una guerra che la propaganda continua a riscrivere a proprio uso e consumo. Dentro questa cornice si combatte molto e si ragiona poco, che poi è esattamente il linguaggio del gioco: oltre trenta armi e strumenti da guerra, Morita compreso, missioni serrate, segreti disseminati sul percorso e una pressione costante che rende bene l’idea di un’umanità sempre a un passo dal venire sommersa sotto una marea di zanne, zampe e chitina.
Ordine, piombo e cittadinanza onoraria
La base ludica è quella dello sparatutto vecchia scuola, e resta il punto in cui Starship Troopers: Ultimate Bug War! mostra la propria identità con maggiore chiarezza. L’azione corre veloce, spinge in avanti, comprime gli spazi e riempie arene, corridoi e installazioni militari di bersagli da abbattere con zelo patriottico. Il gioco trova una buona energia quando riesce a far sentire il peso numerico degli aracnidi, perché in quei momenti l’arsenale federale sembra davvero un argine disperato contro un’invasione biologica destinata a travolgere tutto. Si spara molto, spesso e con una certa soddisfazione elementare, in quella forma di brutalità arcade che non ha alcun interesse per la misura e preferisce il linguaggio semplice dell’esplosione ben piazzata.
A sostenere questo ritmo interviene una dotazione di armi piuttosto ampia, che conferisce varietà e contribuisce a evitare l’appiattimento nelle prime ore. Ogni strumento da guerra possiede un peso abbastanza riconoscibile, un suono adeguato e una funzione chiara nel teatro operativo, e il Morita continua a incarnare perfettamente la fantasia del fante spaziale mandato in prima linea con la promessa che basti credere nella Federazione per sopravvivere all’assalto. Quando Starship Troopers: Ultimate Bug War! si affida alla velocità, al volume di fuoco e alla sensazione di essere costantemente in inferiorità numerica, la campagna sa restituire una tensione efficace, quasi da manifesto animato della Fanteria Mobile. Resta però evidente, col passare delle missioni, che questa intensità iniziale fatica a trasformarsi in una progressione sempre ugualmente robusta.
Una guerra venduta benissimo, raccontata un po’ meno
La vena satirica è presente e si fa notare con una certa regolarità, soprattutto nel modo in cui la Federazione trasforma l’apocalisse in campagna istituzionale permanente. Spot, richiami all’ordine, retorica della cittadinanza, figure carismatiche trasformate in santini militari: tutto concorre a costruire un’atmosfera volutamente enfatica, tronfia, persino ridicola nel suo modo di presentare la guerra come se fosse una passerella di potenza nazionale da trasmettere a reti unificate. Il ritorno di Johnny Rico, proprio per il suo valore simbolico all’interno del franchise, rafforza questa idea di continuità tra mito eroico e macchina propagandistica. La licenza, insomma, si sente, e chi conosce il film e il suo immaginario riconosce subito il gusto della caricatura.
Il limite è che questa satira lavora soprattutto come cornice e molto meno come motore di evoluzione narrativa. Starship Troopers: Ultimate Bug War! capisce l’iconografia della serie, ne maneggia bene i segni più evidenti e sa come evocare il militarismo spettacolare della Federazione, ma raramente dà l’impressione di voler affondare davvero il coltello. Sammy Dietz svolge con correttezza il proprio ruolo di nuova recluta-eroina, però la campagna preferisce accompagnare il giocatore da un fronte all’altro invece di costruire un percorso che lasci davvero il segno. Col procedere delle missioni cominciano inoltre a pesare una certa ricorsività degli obiettivi, una crescita del conflitto poco sorprendente e una ripetizione che finisce per erodere parte dell’entusiasmo iniziale. I controlli rispondono in maniera generalmente affidabile, ma quando lo schermo si riempie troppo di corpi, effetti e traiettorie, la leggibilità cala e l’azione perde un poco della sua pulizia. È lì che il gioco smette di sembrare una grande offensiva federale e comincia ad assomigliare a uno shooter competente, ben confezionato, ma più vicino al buon tie-in che al colpo pieno.
Il colore della vittoria è verde insettoide
Sul piano estetico il titolo regge con buona coerenza il proprio impianto, e su PlayStation 5 questa identità arriva con una resa sufficientemente compatta da accompagnare gli scontri più affollati senza snaturarne il passo. La direzione artistica sceglie un retrofuturismo ruvido, marziale, pieno di ferraglia, cemento militare, polvere coloniale e cieli da fine impero, come se ogni avamposto umano fosse stato progettato da una commissione decorativa convinta che bastino uniformi stirate, architetture severe e un discorso stentoreo per domare un’intera galassia. Gli ambienti riescono a restituire la sensazione di una civiltà ossessionata dal controllo e costretta però a difendersi da un nemico che arriva in sciami, striscia, scava, salta e divora. Le sagome degli aracnidi restano leggibili e minacciose, e quando proiettili, lampi e masse organiche invadono lo schermo, Starship Troopers: Ultimate Bug War! trova una buona pressione visiva, quasi da cinegiornale militare trasmesso da un regime convinto di avere sempre la vittoria in tasca mentre tutto intorno brucia.
Su PS5 la fluidità generale sostiene con discreta efficacia il ritmo della campagna, e questo aiuta parecchio nelle fasi più nervose, dove il valore del gioco dipende dalla capacità di tenere insieme caos e reattività. Nei momenti più congestionati, però, la quantità di nemici, effetti e corpi sul terreno può sporcare la leggibilità, e la battaglia perde un po’ della propria precisione proprio quando dovrebbe far sentire al meglio l’ebbrezza del fronte. Anche il comparto sonoro lavora bene dentro questa impostazione: le armi hanno una secchezza metallica soddisfacente, gli stridii degli insetti accompagnano l’assedio con ostinazione fastidiosa e il doppiaggio originale in inglese contribuisce a quella teatralità roboante che trasforma ogni missione in una piccola parata di zelo federale. Per il pubblico italiano, va però precisato che non è presente un doppiaggio nella nostra lingua: fortunatamente restano i sottotitoli in italiano, utili e quasi indispensabili per seguire con chiarezza briefing, intermezzi e richiami propagandistici della campagna. Una volta deposto il Morita e ripuliti gli stivali dalla polvere di Klendathu, resta così una valutazione duplice. Starship Troopers: Ultimate Bug War! è uno sparatutto solido, spesso divertente e molto consapevole del fascino della propria licenza, capace di offrire buone scariche di adrenalina rétro e un’atmosfera militaresca ben calibrata. Gli manca però quella continuità di idee, quella crescita di ritmo e quella cattiveria satirica che avrebbero potuto farne qualcosa di più di una campagna efficace per cittadini ligi al dovere. Chi ama il franchise e desidera un viaggio armato, rumoroso e propagandisticamente delirante troverà parecchio da apprezzare; chi spera in uno shooter più incisivo, più sorprendente e più feroce nel mordere il proprio stesso immaginario potrebbe salutare la Federazione con rispetto, ma senza vera devozione.
















