Per molti spettatori internazionali, incontrare i film di Studio Ghibli è ormai un gesto semplice, legato alla disponibilità sulle principali piattaforme streaming. In Giappone, però, la situazione è molto diversa. Le opere dello studio non sono presenti nei servizi on demand locali e continuano a essere fruite soprattutto attraverso le trasmissioni televisive di Nippon TV, oppure tramite noleggio e acquisto di supporti fisici. Una condizione che, secondo il giornalista e autore giapponese Soichiro Matsutani, potrebbe ridurre in modo significativo le occasioni di incontro tra i classici Ghibli e le nuove generazioni.
Il tema riguarda in particolare la scarsità programmata delle trasmissioni. Nippon TV, che dal 2023 è anche la società madre di Studio Ghibli, storicamente propone i film dello studio all’interno del contenitore Friday Roadshow, una vetrina fondamentale per la diffusione televisiva delle opere fin dagli anni Ottanta. Tuttavia, gli intervalli tra una messa in onda e l’altra possono essere molto lunghi: nel maggio 2026, Kiki – Consegne a domicilio tornerà in TV dopo quattro anni, mentre I sospiri del mio cuore verrà riproposto dopo oltre sette anni di assenza.
La televisione come custode e limite della memoria Ghibli
La questione sollevata da Matsutani non riguarda soltanto la programmazione televisiva, ma il modo in cui un patrimonio culturale resta accessibile nel tempo. Se un film viene trasmesso una volta ogni molti anni e non è disponibile legalmente in streaming, le possibilità che un bambino o un adolescente lo scopra in modo spontaneo diminuiscono drasticamente. Per generazioni cresciute con contenuti sempre disponibili, selezionabili e recuperabili in qualsiasi momento, l’attesa del passaggio televisivo rischia di apparire come una modalità di fruizione ormai lontana.
Il problema si fa ancora più evidente per le opere non firmate da Hayao Miyazaki. I titoli diretti da Isao Takahata o Hiromasa Yonebayashi, pur fondamentali nella storia dello studio, ricevono meno spazio rispetto ai film considerati più sicuri sul piano degli ascolti. È comprensibile che una rete televisiva privilegi prodotti capaci di garantire risultati stabili e una maggiore raccolta pubblicitaria, ma questa logica può finire per restringere il repertorio realmente presente nella memoria collettiva. Film meno trasmessi, anche se importanti, rischiano così di diventare nomi prestigiosi più che esperienze vissute.
Una scarsità che aumenta il valore, ma riduce l’accesso
Secondo l’interpretazione di Matsutani, la scelta di non rendere disponibili i film Ghibli sulle piattaforme streaming giapponesi non sarebbe casuale. Nippon TV possiede anche Hulu in Giappone, ma non ha portato le opere dello studio sul servizio. Da qui l’ipotesi che la società voglia preservare il valore televisivo dei film attraverso una disponibilità limitata, mantenendo pochi appuntamenti annuali capaci di generare attesa, ascolti e introiti pubblicitari. La scarsità, in altre parole, aumenterebbe il peso dell’evento televisivo.
Questa strategia, però, porta con sé un rischio evidente. Se la televisione perde centralità nelle abitudini domestiche e lo streaming diventa il canale principale attraverso cui i più giovani scoprono film, serie e animazione, Studio Ghibli potrebbe ritrovarsi davanti a una generazione che conosce la fama dei suoi capolavori senza averli davvero visti. Non una cancellazione improvvisa, ma una lenta distanza culturale: i titoli restano celebrati, citati e riconosciuti, ma sempre meno incontrati nel quotidiano.
Il paradosso è che proprio opere nate per parlare anche all’infanzia, all’immaginazione e alla formazione dello sguardo rischiano di diventare meno accessibili ai bambini del loro stesso Paese. Il mio vicino Totoro, La città incantata, Una tomba per le lucciole o Arrietty – Il mondo segreto sotto il pavimento appartengono ormai alla storia mondiale dell’animazione, ma la memoria di un’opera non vive soltanto nei premi, nelle mostre o nelle celebrazioni. Vive soprattutto nella possibilità di essere vista, rivista e scoperta senza ostacoli eccessivi.
Il dibattito aperto in Giappone riguarda quindi il futuro stesso della trasmissione culturale. Difendere il valore televisivo dei film Ghibli può avere una logica industriale, ma rischia di entrare in conflitto con la naturale evoluzione delle abitudini del pubblico. Per uno studio che ha costruito mondi capaci di attraversare decenni, la sfida non è soltanto conservare il prestigio del passato, ma evitare che quel prestigio diventi troppo distante da chi dovrebbe ereditarlo.
Fonti consultate: Automaton West.















