Alcuni generi videoludici sembrano sopravvivere in una sorta di equilibrio precario, amati da una nicchia di appassionati ma raramente capaci di raggiungere il grande pubblico. Gli strategici stealth in tempo reale appartengono senza dubbio a questa categoria. Dopo l’epoca d’oro inaugurata da serie come Commandos o Desperados, il genere è rimasto confinato in produzioni sempre più rare. Sumerian Six, sviluppato da Artificer e pubblicato da Devolver Digital, prova proprio a raccogliere questa eredità, riportando su console moderne un tipo di esperienza che molti giocatori credevano ormai scomparsa.
Disponibile su PlayStation 5 e Xbox Series X|S, oltre che su PC tramite Steam dove era già stato pubblicato in precedenza, il gioco propone una variante decisamente bizzarra della Seconda guerra mondiale. Qui il conflitto non si combatte soltanto con armi convenzionali: nazisti ossessionati dall’occulto stanno tentando di sfruttare una misteriosa sostanza chiamata Geiststoff per creare una super arma capace di cambiare il corso della guerra. A fermarli è la cosiddetta squadra Enigma, un gruppo di scienziati dalle abilità decisamente fuori dal comune.
Una squadra improbabile per una guerra ancora più improbabile
Il cuore dell’esperienza è rappresentato proprio dai membri della squadra Enigma, un gruppo di personaggi che mescola scienza, occulto e puro spirito d’avventura. Tra i protagonisti troviamo figure decisamente insolite: la chimica Rosa Reznick, capace di manipolare il Geiststoff per trasformare i nemici in armi improvvisate; Wojtek, un gigantesco orso mannaro che può travolgere intere pattuglie; e altri specialisti dotati di abilità altrettanto eccentriche.
Ognuno di loro possiede poteri e strumenti specifici che diventano fondamentali durante le missioni. Il gioco incoraggia infatti a combinare le abilità dei vari personaggi per creare catene di azioni coordinate, eliminando i nemici senza essere scoperti. Questo sistema permette di affrontare ogni situazione in modi diversi e rappresenta uno degli aspetti più interessanti del gameplay. Quando le combinazioni funzionano, l’esperienza assume quasi il ritmo di un piccolo puzzle strategico in cui ogni mossa deve essere calcolata con attenzione.
Le missioni si sviluppano attraverso mappe relativamente ampie, progettate come veri e propri scenari tattici. Pattuglie nemiche, linee di vista, coperture e trappole ambientali costringono a osservare con attenzione il campo di battaglia prima di agire. L’obiettivo è sempre lo stesso: infiltrarsi nelle installazioni naziste, eliminare le sentinelle e completare la missione senza far scattare l’allarme.
Quando il piano funziona è pura strategia
Il design delle mappe rappresenta uno degli aspetti più riusciti di Sumerian Six. Ogni livello funziona come un piccolo rompicapo strategico in cui bisogna analizzare percorsi di pattuglia, sfruttare coperture e individuare i punti deboli delle difese nemiche. Il gioco offre spesso più soluzioni possibili e invita a sperimentare con le abilità dei personaggi, creando situazioni imprevedibili e talvolta persino spettacolari.
Non tutto però raggiunge lo stesso livello di qualità. L’intelligenza artificiale dei nemici appare a tratti troppo permissiva: le guardie seguono schemi piuttosto rigidi e reagiscono in modo poco convincente anche davanti a eventi sospetti. In alcuni casi è possibile attirare i soldati in trappola con tattiche molto semplici, trasformando intere pattuglie in facili bersagli. Questo rende l’esperienza meno punitiva rispetto ad altri titoli del genere, ma riduce anche parte della tensione tipica delle operazioni stealth.
Va detto che questa maggiore tolleranza sembra essere anche una scelta di design. Il gioco privilegia infatti la sperimentazione e l’uso creativo delle abilità piuttosto che la precisione assoluta richiesta da altri strategici stealth. In quest’ottica, la prevedibilità dei nemici diventa quasi uno strumento per permettere al giocatore di orchestrare azioni spettacolari, come se stesse dirigendo una piccola scena d’azione.
Quando la strategia passa dal mouse al controller
Sul piano tecnico, la versione PlayStation 5 si comporta in maniera decisamente solida. Il gioco gira con fluidità costante e mantiene un frame rate stabile anche nelle situazioni più affollate di nemici e azioni simultanee. Le mappe risultano chiare e leggibili, un elemento fondamentale per un titolo di questo tipo, dove la comprensione immediata delle linee di vista e dei percorsi di pattuglia è parte integrante della strategia.
Dal punto di vista estetico l’opera adotta uno stile visivo pulito e funzionale, con ambientazioni che spaziano tra castelli innevati, città occupate e installazioni militari disseminate in varie regioni del mondo. Non si tratta di una produzione che punta allo spettacolo tecnico, ma la direzione artistica sostiene bene l’atmosfera pulp e avventurosa del racconto.
Sorprendentemente efficace è anche l’adattamento dei controlli al pad. Un genere tradizionalmente legato a mouse e tastiera riesce qui a funzionare bene su console grazie a una gestione intuitiva delle abilità tramite menu rapidi e grilletti. Dopo un breve periodo di adattamento, il controller permette di gestire la squadra con buona precisione. Il sistema di pianificazione delle azioni simultanee, che consente di mettere in pausa e programmare diverse mosse da eseguire nello stesso momento, si rivela particolarmente utile per orchestrare operazioni più complesse.
Sumerian Six riesce quindi a trovare un equilibrio interessante tra omaggio ai classici e reinterpretazione moderna del genere. La campagna, composta da una decina di missioni distribuite in ambientazioni diverse, offre diverse ore di gioco e numerose possibilità di approccio. Il risultato è un’esperienza che non raggiunge sempre la raffinatezza dei migliori esponenti del genere, ma che riesce comunque a distinguersi grazie alla personalità dei suoi personaggi e alla libertà strategica concessa al giocatore.
















