La salute dei professionisti dell’animazione giapponese torna al centro del dibattito con l’avvio di un nuovo programma assicurativo dedicato specificamente a chi lavora nelle produzioni anime. Durante una conferenza stampa tenuta il 22 luglio presso il Ministero della Salute, del Lavoro e del Welfare giapponese, il regista Sunao Katabuchi ha riflettuto sui rischi affrontati da animatori, direttori e altri collaboratori indipendenti, spesso privi delle protezioni garantite ai dipendenti regolarmente assunti dagli studi.
L’iniziativa è stata istituita dall’associazione Arts Workers Japan con l’obiettivo di creare una rete di sicurezza per i liberi professionisti, offrendo una copertura in caso di infortuni e malattie riconducibili all’attività lavorativa. Katabuchi, attivo nel settore da oltre 45 anni e conosciuto per opere come Black Lagoon, Mai Mai Miracle e In questo angolo di mondo, ha ricordato di aver visto numerosi colleghi più anziani morire quando avevano appena superato i cinquant’anni.
La fatica accumulata durante decenni di produzione
Il regista ha precisato che quelle morti non possono essere attribuite automaticamente a incidenti professionali diretti, ma ha espresso la convinzione che anni di lavoro abbiano prodotto un accumulo considerevole di stanchezza fisica e mentale. Sebbene le condizioni siano gradualmente migliorate all’interno di alcune società di produzione, la crescita del numero di collaboratori esterni avrebbe creato una zona scarsamente protetta, nella quale diventa difficile controllare lo stato di salute delle persone e intervenire prima che il sovraccarico provochi conseguenze gravi.
Il problema riguarda anche la continuità dell’intero settore. Una parte fondamentale delle competenze produttive è oggi affidata a professionisti tra i cinquanta e i sessant’anni, destinati progressivamente a ridurre la propria attività o ritirarsi. Secondo Katabuchi, il futuro aumento dei lavoratori indipendenti rende necessario estendere anche a loro tutele, assistenza e sicurezza paragonabili a quelle dei dipendenti. La questione si collega alla difficoltà di organizzare collettivamente gli animatori giapponesi, dovuta proprio alla frammentazione della forza lavoro tra numerosi incarichi e studi differenti.
L’intelligenza artificiale non deve svalutare il lavoro umano
Durante l’incontro è stato affrontato anche il possibile contributo dell’intelligenza artificiale alla riduzione del carico produttivo. Katabuchi ha riconosciuto che sarebbe auspicabile utilizzare questi strumenti per alleggerire alcune attività, ma ha evidenziato un rischio opposto: la convinzione che contenuti sofisticati possano essere realizzati rapidamente e con uno sforzo minimo potrebbe spingere finanziatori e comitati di produzione a ridurre ulteriormente i bilanci.
L’automazione, anziché migliorare le condizioni, potrebbe quindi comprimere tempi e compensi qualora venisse interpretata soltanto come un mezzo per abbattere i costi. Il regista ha sostenuto la necessità di continuare a realizzare opere capaci di dimostrare il valore duraturo dell’animazione disegnata a mano, tutelando le competenze sviluppate attraverso anni di formazione ed esperienza. La tecnologia dovrebbe sostenere il lavoro creativo senza cancellarne la complessità o alimentare aspettative produttive irrealistiche.
Il coinvolgimento di Katabuchi nel nuovo programma assicurativo accompagna una fase ancora molto attiva della sua carriera, proseguita recentemente con Fukufuku no Chizu e con i lavori sul lungometraggio The Mourning Children: Nagiko and the Girls Wearing Tsurubami Black. Le sue parole riportano però l’attenzione sulle persone che rendono possibili queste produzioni e sulla necessità di garantire loro una carriera sostenibile, evitando che il successo internazionale degli anime continui a poggiare su condizioni capaci di consumarne silenziosamente gli autori.
Fonti consultate: Automaton West, Eiga Natalie.














