Avevo avuto missioni più nobili, in passato. Non tante, d’accordo, ma sicuramente più dignitose di “attraversa una cucina impazzita saltando su tostapane fluttuanti per ritrovare il tuo braccio scomparso”. Eppure eccoci qui: Super Adventure Hand, sviluppato da DevM Games con Upscale Studio, mette in scena l’odissea di una mano separata dal resto del personale, spedita in oltre cinquanta livelli fatti a mano per ritrovare Arm, il miglior amico perduto del protagonista. La versione provata su PlayStation 5 si inserisce in una pubblicazione console che comprende anche PlayStation 4, Xbox Series X|S, Xbox One e Nintendo Switch, dopo l’uscita PC. La premessa è talmente sciocca da sembrare nata durante una pausa pranzo molto lunga, ma il gioco ha il buon gusto di prenderla sul serio il giusto: abbastanza da costruirci sopra un platform 3D basato sulla fisica, non abbastanza da smettere di essere ridicolo.
La cosa più pericolosa di Super Adventure Hand è che, dopo il primo minuto passato a ridere dell’idea di controllare una mano ambulante, il cervello accetta la situazione con inquietante rapidità. A quel punto non si sta più pilotando “una mano”: si sta cercando disperatamente di aggrapparsi a una mensola, di far lavorare l’indice come uncino e di non precipitare in mezzo a lame rotanti con la compostezza di un professionista. Il sistema di controllo gira tutto attorno alla presa, alla posizione delle dita, alla gestione del peso e del movimento, e il risultato è un misto molto ben calibrato di goffaggine, precisione e comicità fisica. Non si salta nel senso classico del termine: ci si arrampica, si strattona il mondo, ci si lancia con poca eleganza e molta convinzione. È un gioco che trasforma una cosa universalissima — far camminare le dita sul tavolo come da bambini — in un’intera epopea fatta di polpastrelli, inerzia e pessime decisioni.
Il grande romanzo della presa disperata
Il pregio più evidente del gioco è che il suo sistema, per quanto assurdo, non resta una semplice barzelletta di controllo. All’inizio si procede come un essere appena inventato: si sbaglia presa, si cade, si scivola, si resta impigliati in spigoli e ventilatori con il contegno di una fettuccina bagnata. Poi, pian piano, le dita cominciano a ragionare. La mano si aggrappa ai muri, scala mobili, supera trappole, si dondola su oggetti improbabili e finisce persino su skateboard e automobili come se fosse la cosa più naturale del mondo. Il gioco lavora bene proprio su questa progressione: il caos iniziale non sparisce, ma smette di sembrare casuale e diventa competenza. Quando tutto gira, Super Adventure Hand riesce davvero a produrre quella sensazione rara per cui si fallisce in modo comico, si riprova borbottando, e poi all’improvviso si attraversa una sezione intera con la grazia animale di una creatura che non dovrebbe nemmeno esistere.
La varietà dei livelli aiuta molto. Oltre cinquanta stage fatti a mano significano seghe, fuoco, piattaforme mobili, oggetti domestici trasformati in percorsi di guerra, superfici da leggere al volo e gadget che servono tanto a spezzare il ritmo quanto a ricordare che il gioco non vuole mai diventare troppo serio. La personalizzazione, poi, aggiunge un ulteriore livello di idiozia lodevole: anelli, orologi, braccialetti e smalto permettono di trasformare il protagonista in una mano da battaglia, sì, ma con dignità estetica. E nel momento in cui si comincia davvero a pensare “questa sezione sarebbe più facile col bracciale dorato”, si capisce che il gioco ha già vinto qualcosa di importante nella lotta contro il buonsenso.
Quando il palmo sbatte contro i limiti del progetto
Naturalmente una premessa simile vive e muore sulla qualità della fisica, e qui il giudizio resta positivo con qualche riserva. La mano si controlla meglio di quanto lasci intuire il trailer mentale che ci si costruisce prima di giocare, ma non sempre abbastanza bene da evitare quel tipo di frustrazione specifica dei platform fisici: “avevo capito cosa fare, purtroppo lo ha capito meno il medio”. In alcune sezioni avanzate il livello di precisione richiesto sale parecchio, e il margine tra sfida voluta e inciampo comico comincia a stringersi. Quando bisogna piazzare perfettamente le dita, mantenere il ritmo e contemporaneamente leggere una trappola, il fascino dell’assurdo rischia di trasformarsi per qualche minuto in un corso accelerato di bestemmia trattenuta.
Il problema non è che il gioco diventi difficile: è che, in certi tratti, smette un poco di inventare e si affida di più alla reiterazione. Ci sono stage in cui la trovata è limpida e il risultato esaltante, e altri in cui il meccanismo si avverte con meno freschezza, quasi come se il gioco pensasse che basti aggiungere un’altra lama o un’altra salita infida per giustificare il prosieguo. Non crolla mai in modo rovinoso, ma qualche picco di difficoltà e qualche loop di tentativi troppo insistito fanno capolino. In quei momenti si percepisce il rischio tipico del genere: l’idea è fortissima, mantenerla brillante per tutta la campagna un po’ meno.
Una mano sciocca, un mondo leggibile, un DualSense che fa il suo mestiere
Sul piano della presentazione, Super Adventure Hand fa una scelta saggia: invece di inseguire il realismo e trasformare tutto in un incubo dermatologico, punta su ambienti puliti, colorati e leggibili. È la direzione giusta, perché in un gioco fondato sulla fisica e sulla precisione capire al volo cosa si può afferrare, cosa uccide e cosa è soltanto scenografia conta moltissimo. L’assurdità del concept viene così sostenuta da una messa in scena che non ostacola mai la lettura dell’azione. Anche su PlayStation 5 il lavoro è sensato: il gioco sfrutta la vibrazione del DualSense e il feedback tattile aiuta a dare un minimo di consistenza alle superfici e agli impatti, mentre i caricamenti rapidi e la buona prontezza dei comandi tengono viva un’esperienza che si basa tutta sul riprovare subito senza perdere tempo.
A fare il resto interviene il tono. La storia del braccio scomparso non è certo un dramma da tragedia ellenica, ma il gioco capisce perfettamente che la sua forza sta nell’equilibrio tra assurdo e sincerità. È spiritoso, consapevole, mai troppo rumoroso nelle battute, e soprattutto non rovina la gag principale spiegandola troppo. Questa mano vive, soffre, si arrampica, si veste e cerca Arm con la serietà minima necessaria a trasformare l’idiozia in avventura. E, sorprendentemente, funziona. Non tutto è impeccabile, non ogni livello tiene lo stesso passo, ma quando Super Adventure Hand trova il suo flusso diventa una di quelle stranezze che sembrano nate da uno scherzo e finiscono per guadagnarsi un posto molto onorevole tra i platform più memorabili del loro giro.
















