Nel mondo di Super Bullet Break anche i videogiochi online hanno bisogno di qualcuno che stacchi la spina all’intelligenza artificiale impazzita, preferibilmente prima che l’intero ecosistema digitale diventi un parco giochi per algoritmi con manie di conquista. Sviluppato da BeXide Inc. e pubblicato da PQube, il gioco mescola deck builder, progressione roguelite, combattimenti a turni e un immaginario da gacha anime senza microtransazioni. È disponibile su PlayStation 4, Nintendo Switch e PC tramite Steam; la nostra prova si è concentrata sulla versione console. Il risultato è un titolo molto più interessante di quanto la sua superficie zuccherosa lasci intendere, anche se non sempre così rifinito da tenere insieme tutte le sue buone idee.
La premessa è volutamente sopra le righe. Nei panni di Akari, Hikaru o Sumire, si entra in una serie di mondi-gioco corrotti, ciascuno ispirato a generi riconoscibili: dating sim, rhythm game, dungeon crawler e altre fantasie digitali in forma di mappa. Al posto delle carte tradizionali ci sono le Bullets, ragazze collezionabili con illustrazioni, statistiche, tratti e abilità specifiche. Il gioco ne propone più di 160, e buona parte del piacere sta proprio nel vedere un mazzo inizialmente sgangherato trasformarsi, combattimento dopo combattimento, in una macchina di combo abbastanza efficiente da far dimenticare per qualche minuto il fatto che si stia salvando il mondo con un album di idol armate fino ai denti.

Quando il mazzo inizia a cantare
Il combattimento è la parte più convincente. Ogni scontro mette al centro gestione della mano, lettura dei danni in arrivo, costruzione della difesa e uso ragionato delle Bullets disponibili. Le carte non lavorano soltanto attraverso il loro effetto base, perché a renderle davvero interessanti intervengono le cartucce, modificatori associati ai personaggi che aggiungono effetti, bonus, condizioni o sinergie ulteriori. Quando il sistema ingrana, Super Bullet Break diventa un piccolo laboratorio di combinazioni: scudi che si accumulano, colpi che si moltiplicano, veleno, pesca extra, recuperi, effetti legati ai tratti e catene capaci di trasformare un turno apparentemente normale in una raffica molto poco educata.
La cosa migliore è che il gioco invita a lavorare con ciò che arriva, invece di inseguire fin dall’inizio la combo perfetta. Il mazzo può crescere fino a 30 carte e, raggiunto quel limite, le nuove aggiunte permettono di sostituire quelle meno utili. È una scelta intelligente, perché rende quasi sempre interessante ottenere una nuova Bullet e attenua uno dei dolori classici del genere: prendere una carta mediocre solo perché non c’è alternativa e poi passare il resto della run a guardarla male. Qui la costruzione del mazzo procede in modo più elastico, con una sensazione di accumulo positivo. Le sinergie davvero forti non sono sempre facili da montare, ma quando emergono danno soddisfazione e rendono ogni run abbastanza diversa dalla precedente.

Una difficoltà che prima morde, poi si lascia addomesticare
L’avvio può essere severo. Nelle prime fasi di una run i nemici colpiscono duro, spesso più di quanto il giocatore riesca a bloccare con gli strumenti iniziali, e la tentazione di affrontare ogni scontro come in altri deck builder può portare a qualche batosta. Super Bullet Break chiede di imparare presto che la mappa non è solo una strada verso il boss, ma una gestione del rischio: a volte conviene evitare combattimenti, recuperare risorse, cercare oggetti, scegliere con cura quando esporsi. Il problema è che questa durezza iniziale non sempre comunica bene le proprie ragioni. Prima di capire davvero il peso di cartucce, tratti e ricompense, la partita può sembrare più capricciosa di quanto sia.
Con il passare delle ore, però, la situazione cambia. Sbloccando nuove Bullets e cartucce, il margine strategico aumenta e il gioco diventa progressivamente più controllabile. Alcune combinazioni permettono di costruire mazzi molto solidi, altre puntano su danni rapidi, difesa, pesca o effetti più tecnici. La varietà c’è, e gli artwork delle carte sono spesso splendidi, con una qualità media sorprendentemente alta per un titolo che poteva tranquillamente accontentarsi del fascino da vetrina anime. Resta il fatto che, una volta compresi i sistemi, la curva tende ad ammorbidirsi parecchio. La campagna può chiudersi in circa una ventina d’ore, e l’assenza di difficoltà aggiuntive o modalità alternative limita il desiderio di restare a lungo dopo i titoli di coda.

Idee brillanti, interfaccia meno brillante
Il punto più debole è la leggibilità. Super Bullet Break ha tante informazioni importanti, ma non sempre le presenta nel modo migliore. Il sistema di scouting, per esempio, permette di cercare nuove Bullets scegliendo tratti specifici, ma il numero di categorie e definizioni rende difficile ricordare a colpo d’occhio quali personaggi possano uscire da una determinata selezione. In teoria è un’idea coerente con il collezionismo del gioco; in pratica rischia di trasformarsi in una piccola interrogazione a sorpresa, con il giocatore costretto a fidarsi della memoria o ad andare a studiare fuori dal gioco. Anche la gestione delle cartucce avrebbe meritato strumenti più chiari, perché alcune descrizioni non spiegano con precisione sufficiente cosa accadrà davvero in combattimento.
Il problema pesa ancora di più per chi gioca in inglese senza piena sicurezza, perché l’italiano non è presente e alcune formulazioni possono risultare ambigue anche quando sembrano corrette. In un deck builder, una descrizione poco limpida non è un difetto cosmetico: è una variabile che altera le decisioni. Se una cartuccia sembra promettere un effetto e poi si comporta in modo diverso da quanto previsto, non si sta soltanto leggendo male una frase, si sta costruendo una strategia su un’informazione incerta. A questo si aggiunge un’interfaccia che richiede diversi passaggi per consultare dati utili e che durante gli scontri non rende sempre immediato tenere sotto controllo tutti gli effetti attivi. Il gioco resta godibile, ma chiede più pazienza di quanta sarebbe necessaria con una presentazione più ordinata.
Il bilancio resta comunque positivo, perché sotto questi limiti c’è un deck builder vivace, generoso e con una personalità molto riconoscibile. Super Bullet Break diverte soprattutto nelle ore in cui si sperimentano sinergie, si scoprono nuove Bullets e si capisce come piegare il caso a proprio favore senza pretendere di eliminarlo. Non ha la precisione dei migliori esponenti del genere, non possiede una longevità particolarmente robusta e avrebbe beneficiato enormemente di una modalità custom, magari con draft del mazzo e run infinita. Però è colorato, scorrevole, pieno di carte belle da vedere e abbastanza originale da non sembrare l’ennesimo clone messo insieme con tre reliquie, due status alterati e un boss arrabbiato. Se si accettano un’interfaccia poco elegante e qualche spiegazione traditrice, il viaggio funziona.













