Il turno comincia all’alba, con la città ancora intorpidita e il tassametro che lampeggia come un cuore nervoso. Un passeggero apre la portiera, urla “più veloce possibile”, e pochi secondi dopo il cofano sta già rimbalzando su un marciapiede, tra clacson e cartelloni al neon. È questa l’aria che si respira in Taxi Chaos 2, sviluppato da Focuspoint Studios e pubblicato da Current Games per PlayStation 5, Nintendo Switch, Xbox Series X|S e PC via Steam. La versione provata su PlayStation 5 restituisce un’esperienza dichiaratamente arcade, nervosa e sfrontata, che guarda al passato con spirito scanzonato ma prova a vestirsi con abiti più moderni.
Non si tratta di una simulazione di guida né di un open world narrativo in senso classico, bensì di un racing d’azione costruito attorno a partite brevi, punteggi, moltiplicatori e decisioni prese in una manciata di secondi. L’obiettivo non è guidare bene, ma guidare in fretta e con stile, concatenando derapate, scorciatoie e manovre spericolate per trasformare ogni corsa in una piccola esibizione acrobatica. Più che rispettare il codice della strada, qui si impara a trattarlo come un suggerimento facoltativo.
La città come pista di flipper
San Valeda non è un semplice scenario, bensì un dispositivo ludico costruito per premiare l’improvvisazione. Strade sovrapposte, rampe improvvise, tetti praticabili e vicoli strettissimi trasformano ogni consegna in una piccola prova d’ingegno. La guida è leggera ma precisa, con un’aderenza volutamente elastica che consente derapate teatrali e salti improbabili senza mai punire davvero l’azzardo. Il risultato somiglia a un flipper urbano: si rimbalza tra auto, autobus e impalcature concatenando manovre, mentre il moltiplicatore di punteggio cresce con generosità.
Il sistema delle corse introduce variabili buffe e talvolta perfide. C’è chi pretende velocità assoluta, chi appesantisce il mezzo con carichi sbilanciati e chi, con candida incoscienza, trasforma il taxi in un ordigno ambulante. Sono trovate semplici, ma bastano a spezzare la monotonia e a invitare il giocatore a scegliere con attenzione quali incarichi accettare, perché il rischio spesso coincide con la ricompensa.
Tra caos e inseguimenti
A complicare la routine intervengono i TaxiBot, pattuglie automatizzate che non gradiscono la concorrenza. Speronano, bloccano, costringono a deviazioni grottesche, introducendo una vena quasi da slapstick che strappa più di un sorriso. Non si tratta di un sistema di combattimento strutturato, quanto piuttosto di un disturbo costante, un sassolino nella scarpa che obbliga a cambiare traiettoria all’ultimo istante. L’idea funziona soprattutto nelle sessioni brevi, dove l’imprevedibilità mantiene viva la tensione.
La progressione segue la logica dell’arcade puro: si guadagna, si sbloccano nuovi taxi, si affinano prestazioni e vernici. Le differenze di peso e maneggevolezza, pur non radicali, incidono quanto basta per spingere alla sperimentazione. Cambiare veicolo modifica il ritmo delle corse, come sostituire una racchetta più pesante in un match: stessi gesti, sensazioni diverse.
Rifinitura tecnica e ritmo
Sul piano tecnico la produzione si presenta pulita, con colori saturi e una leggibilità generalmente buona nonostante l’affollamento di effetti. Il frame rate su PlayStation 5 rimane stabile, favorendo quella sensazione di scorrevolezza indispensabile a un titolo basato sulla reattività. Qualche incertezza emerge nelle aree più dense, ma nulla che comprometta davvero la giocabilità.
Dove Taxi Chaos 2 convince maggiormente è nel ritmo. Le partite sono rapide, quasi mordi e fuggi, perfette per inseguire un punteggio più alto o limare un percorso. Non ambisce a raccontare una grande storia né a costruire un mondo credibile: preferisce essere un giocattolo rumoroso, di quelli che si accendono e fanno subito festa. E, con una certa onestà, riesce nell’intento, regalando un divertimento leggero e autoironico che non chiede altro se non un altro giro di chiave.
















