Prima arriva l’odore della legna bruciata. Poi una strada che sembra già percorsa, una casa capace di suscitare nostalgia senza offrire alcun ricordo preciso e volti sconosciuti che accolgono Nahuel con la cautela riservata a chi è tornato dopo un’assenza troppo lunga. The Fissure comincia così, facendo vacillare una certezza elementare: il giovane non è mai stato a San Adraín, paese natale di sua madre. Almeno questo è ciò che crede. Sviluppata da eastasiasoft e SMV Games e pubblicata da eastasiasoft, l’opera è una visual novel avventurosa incentrata su memoria, identità e segreti familiari. La versione provata è quella PlayStation 5; il titolo è disponibile anche su PlayStation 4, Xbox Series X|S, Xbox One, Nintendo Switch e PC.
San Adraín non ha bisogno di mostrare subito un fantasma o di far sbattere una porta alle spalle del protagonista. Il disagio nasce da dettagli molto più educati: una frase interrotta, una risposta evasiva, un’abitudine domestica che Nahuel riconosce senza sapere da dove, il comportamento di persone che sembrano misurare ogni parola. Il gioco costruisce il mistero attraverso questa familiarità priva di origine, lasciando che il paese diventi una specie di memoria esterna, più informata del protagonista e decisamente meno disposta a collaborare. La tensione cresce con lentezza, ma possiede una direzione precisa: capire quale parte del passato sia stata dimenticata e quale, forse, sia stata deliberatamente nascosta.

Il paese che sa già il tuo nome
La forza principale di The Fissure sta nell’atmosfera. La casa di famiglia, le strade isolate e gli interni immobili sembrano sospesi tra ricordo e ricostruzione, come se ogni ambiente fosse stato rimesso in ordine da qualcuno incapace di eliminare del tutto le tracce di ciò che è accaduto. I fondali illustrati lavorano con colori trattenuti e una malinconia costante, mentre i personaggi entrano nelle scene portandosi dietro esitazioni, rancori e confidenze concesse a metà. San Adraín acquista così una presenza autonoma: accoglie Nahuel, lo osserva e gli offre risposte soltanto quando una scelta, un dettaglio o un nuovo percorso narrativo aprono una fessura nel silenzio collettivo.
L’interazione passa quasi interamente attraverso dialoghi e decisioni. Le risposte non vengono ridotte a un comodo sistema di bontà o cattiveria, e le conseguenze dipendono spesso dalla personalità dell’interlocutore. Mostrarsi comprensivi può avvicinare qualcuno oppure convincerlo che Nahuel sia troppo fragile per conoscere la verità; insistere può chiudere una conversazione, ma anche incrinare una versione dei fatti costruita con troppa cura. Questo margine d’incertezza sostiene bene il mistero, perché impedisce di affrontare ogni dialogo come un questionario con la casella corretta. Si decide seguendo intuizione, sospetto e conoscenze raccolte, accettando che una frase apparentemente innocua possa spostare l’intero percorso.

La memoria non segue una linea retta
La narrazione procede per frammenti, relazioni e omissioni. Nahuel è un protagonista credibile proprio perché non entra nel villaggio con il piglio dell’investigatore infallibile: osserva, dubita, riconosce emozioni che non comprende e reagisce con una confusione coerente alla situazione. Gli abitanti non esistono soltanto per consegnare indizi; custodiscono lutti, sensi di colpa e legami che emergono attraverso conversazioni spesso oblique. La scrittura preferisce girare attorno al punto doloroso prima di nominarlo e, nei passaggi migliori, lascia che una pausa o un cambio di argomento dicano più di una spiegazione. I temi adulti non vengono usati come decorazione cupa, ma come sostanza del rapporto tra memoria personale e storia familiare.
Questa scelta richiede pazienza. Il ritmo è deliberato, con lunghi scambi e una quantità limitata di azioni estranee alla lettura. Chi cerca enigmi ambientali, inventari o frequenti cambi di scenario troverà una struttura molto più vicina al romanzo visivo tradizionale. I percorsi multipli e i diversi finali invitano a tornare sulle decisioni, usando quanto appreso in precedenza per interpretare diversamente scene già viste. L’idea si adatta bene a una storia sul ricordo: il giocatore conserva informazioni che Nahuel, in una nuova diramazione, non possiede ancora. Le ripetizioni, però, non spariscono per magia. Alcune conversazioni iniziali devono essere attraversate più volte e il ritorno sui medesimi passaggi può rallentare la ricerca delle varianti davvero significative.

Il silenzio tra una risposta e l’altra
La presentazione accompagna il racconto senza cercare spettacolo. I ritratti hanno un’espressività misurata, gli ambienti mantengono una tristezza quasi domestica e la colonna sonora alterna pianoforte, tappeti discreti e lunghi vuoti sonori. Il silenzio viene usato bene: lascia spazio al sospetto e trasforma alcune attese in domande, senza ricorrere continuamente a segnali musicali che ordinino quando provare paura. Qualche scena avrebbe beneficiato di una maggiore varietà visiva, soprattutto durante le partite successive, ma la coerenza dell’insieme sostiene l’idea di un paese imprigionato nel proprio passato. San Adraín appare meno infestato da presenze soprannaturali che da ricordi rimasti senza una conclusione.
Manca la localizzazione italiana, anche nei sottotitoli. La sua assenza non rende il gioco inaccessibile a chi conosce una delle lingue supportate, ma va segnalata perché l’intera opera dipende da dialoghi, sfumature e risposte talvolta volutamente ambigue. Su PlayStation 5 la prova è filata senza inconvenienti tecnici rilevanti: navigazione dei menu, avanzamento del testo e gestione dei salvataggi svolgono il proprio ruolo con ordine. L’interfaccia rimane discreta e permette alle illustrazioni di occupare il centro della scena. Il limite tecnico più percepibile riguarda semmai la staticità tipica di una produzione contenuta, che nelle riletture rende alcuni passaggi meno magnetici rispetto al primo incontro.
The Fissure trova il proprio valore nel modo in cui lascia sedimentare il dubbio. Le scelte incidono sul rapporto con gli abitanti, i percorsi successivi aggiungono prospettive utili e il mistero conserva interesse perché lega la verità del paese a quella di Nahuel. Il passo lento e la necessità di ripercorrere dialoghi già conosciuti possono scoraggiare chi desidera una progressione più serrata; inoltre, non tutte le diramazioni hanno la stessa intensità. Eppure, quando casa, famiglia e memoria iniziano a sovrapporsi, l’opera raggiunge una tensione psicologica autentica. La paura di San Adraín nasce meno da ciò che potrebbe nascondersi dietro una porta e più dalla possibilità che Nahuel sappia già cosa troverà aprendola.













