Per il 60º anniversario di Ultraman, Tsuburaya Productions ha scelto la forma del documentario e ha messo in campo un progetto che punta a guardare la serie non solo come classico della tokusatsu, ma come figura centrale dell’immaginario giapponese contemporaneo. The Origin of Ultraman arriverà al cinema in Giappone il 3 luglio 2026 e nasce con Hirokazu Kore-eda accreditato al concept, la supervisione di Takayuki Tsukagoshi e la regia condivisa di Yutaka Nakamura e Kazuki Yoshida. La distribuzione sarà curata da TOHO NEXT insieme alla stessa Tsuburaya Productions.
L’operazione non sembra voler inseguire una nostalgia generica o una semplice celebrazione d’archivio. L’idea, piuttosto, è affrontare direttamente una domanda enorme ma inevitabile: che cosa rappresenta davvero Ultraman, e perché la sua immagine continua a esercitare un fascino tanto forte anche a distanza di sei decenni? Per rispondere, il film mette insieme cineasti, creativi, studiosi e protagonisti storici della serie, costruendo un discorso che tiene insieme memoria, critica e trasmissione culturale.
Un racconto corale tra grandi autori e memoria del fantastico
Tra le personalità coinvolte spiccano Guillermo del Toro, Hideo Kojima, Hideaki Anno, Shinji Higuchi, Nicolas Winding Refn, Shannon Tindle e John Aoshima, a cui si aggiungono anche figure come Kairi Narita e la scrittrice di fantascienza Pat Cadigan. È una selezione che chiarisce subito la natura del progetto: The Origin of Ultraman non vuole limitarsi a ripercorrere la cronologia di una serie leggendaria, ma mostrarne la capacità di attraversare linguaggi, generazioni e sensibilità molto diverse.
Accanto a questi nomi, il documentario coinvolge anche voci provenienti dalla critica e dalla ricerca, come Setsu Shimizu, Noi Sawaragi e Hidenori Okada, rafforzando l’idea di un film che intende leggere Ultraman anche come oggetto culturale e visivo, non soltanto come franchise popolare. In questo senso, il progetto sembra muoversi su un doppio binario: da una parte il racconto della sua genesi artistica e produttiva, dall’altra la riflessione sul suo impatto nella cultura del fantastico, giapponese e non solo.
Il ritorno delle figure storiche e il peso dell’eredità
Uno degli aspetti più preziosi del documentario è però la presenza di figure direttamente legate alla serie originale. Nel cast compaiono infatti Susumu Kurobe, Hiroko Sakurai e Doku Mamushi Sandayu, tre volti fondamentali del primo Ultraman, insieme a membri storici della lavorazione come Toshihiro Iijima, Kazuo Sagawa, Kiyoshi Suzuki, Sadao Iizuka e Noriko Shishikura. È una componente essenziale, perché impedisce al film di trasformarsi in una lettura solo esterna o puramente teorica: dentro The Origin of Ultraman c’è anche la memoria concreta di chi quel mondo lo ha costruito davvero, davanti e dietro la macchina da presa.
Proprio questo equilibrio tra sguardo contemporaneo e testimonianza diretta potrebbe essere il punto di forza del progetto. Ultraman non viene trattato come reliquia intoccabile, ma come un organismo ancora vivo, capace di essere interrogato da cineasti, autori e spettatori diversi senza perdere la propria identità. Per una saga che ha attraversato televisione, cinema, merchandising, animazione e cultura visuale, The Origin of Ultraman sembra voler restituire il senso di una nascita che non si è mai davvero conclusa, perché continua a produrre immagini, interpretazioni e discendenze anche nel presente.
Fonti consultate: Tsuburaya.














