Una pizza può arrivare fredda, in ritardo oppure accompagnata dal nostro doppio proveniente da trent’anni nel futuro. Soltanto la terza eventualità giustifica pienamente la mancia. The Pizza Delivery Boy Who Saved the World è una visual novel comica che parte dalla vita poco gloriosa di un fattorino circondato da clienti impossibili, colleghi svogliati e un capo capace di attribuirgli qualsiasi calamità avvenga nel raggio di cinque chilometri. Sviluppata da Oh, a Rock! Studios e pubblicata su console da Penguin Pop Games, è disponibile su PlayStation 5, PlayStation 4, Xbox Series X|S, Xbox One, Nintendo Switch e PC tramite Steam. La versione utilizzata per la prova è quella PS5.
Quella routine di consegne, rimproveri e ordinazioni compilate male viene sconvolta dall’arrivo di un individuo trasandato che sostiene di essere il protagonista proveniente dal futuro. Da quel momento entrano nel menù viaggi temporali, complotti, un’organizzazione interessata agli esperimenti sui gatti e una possibile catastrofe globale, servita con doppio salame piccante e totale disinteresse per la coerenza calorica. La premessa possiede il tono di una commedia assurda concepita da qualcuno che ha consegnato davvero troppe pizze e ha conservato una lista molto dettagliata dei clienti peggiori. Il problema è che quella lista occupa gran parte del racconto prima che il continuum spazio-temporale decida finalmente di effettuare il proprio ordine.

La scelta del cliente non modifica il conto
The Pizza Delivery Boy Who Saved the World presenta con frequenza opzioni di dialogo, indirizzi da selezionare e risposte da rivolgere a colleghi o clienti. Sulla carta, il giocatore dovrebbe orientare il comportamento del fattorino e osservare conseguenze differenti; nella pratica, quasi tutte le strade convergono immediatamente. Scegliere una consegna può portare il capo a imporne un’altra, decidere di lasciare un ordine a un collega finisce per obbligarci a portarlo comunque e rispondere in modo diverso modifica raramente più di una battuta. La libertà concessa assomiglia a quella di un corriere che può scegliere fra tre percorsi, purché imbocchi quello già deciso dal navigatore.
Persino il breve esercizio dedicato al taglio delle pizze accetta gli errori senza produrre conseguenze significative. Le decisioni realmente capaci di condurre a un esito alternativo compaiono soprattutto vicino alla conclusione, quando alcune risposte possono provocare una schermata di sconfitta. Il pulsante per tornare indietro permette almeno di verificare rapidamente le varianti, mentre la funzione di avanzamento veloce evita di rileggere ogni passaggio durante un secondo tentativo. Rimane però poco incentivo a ricominciare: una volta compreso quanto siano stretti i binari, l’idea di esplorare le diramazioni perde consistenza e resta soltanto la curiosità di scoprire quale pizza verrà ignorata dal sistema per prima.

Il futuro ha ordinato extra assurdità
La parte iniziale insiste a lungo sulle disavventure professionali del protagonista. Il capo lo rimprovera, i colleghi gli scaricano addosso il lavoro e i clienti sbagliano indirizzi, discutono sugli ingredienti o trasformano una consegna in un piccolo processo pubblico contro la dignità del fattorino. Questi episodi possiedono una radice semi-autobiografica evidente e alcune situazioni contengono osservazioni riconoscibili sul lavoro sottopagato. L’accumulo, tuttavia, diventa presto monotono: personaggi diversi assolvono la stessa funzione, il protagonista ricomincia a lamentarsi e la trama fantascientifica attende pazientemente fuori dalla pizzeria, probabilmente perché il suo ordine non è ancora pronto.
Quando i viaggiatori temporali e l’organizzazione criminale entrano davvero in scena, la vicenda abbandona qualsiasi prudenza. Cellulari provenienti dal futuro, collasso di Internet, agenti temporali e laboratori segreti convivono con pizze usate come strumenti d’infiltrazione. L’assurdità potrebbe sostenere una parodia brillante, ma spesso viene spiegata con una serietà incompatibile con il titolo stesso. Diverse battute si affidano all’insistenza o al disagio, mentre alcuni rapporti fra i personaggi assumono retroattivamente sfumature involontariamente inquietanti. Il nonsense funziona quando sorprende; qui viene spesso accompagnato al tavolo, presentato agli altri commensali e illustrato ingrediente per ingrediente prima di poter essere assaggiato.

Duecentocinquanta fotografie e pochissimo movimento
La presentazione utilizza oltre duecentocinquanta fotografie originali, scontornando attori e oggetti per inserirli sopra fondali statici. La scelta conferisce alla produzione un’identità immediata e coerente con la commedia artigianale, ma il montaggio rimane elementare: personaggi immobili compaiono accanto alle finestre di testo, le espressioni cambiano poco e la disposizione delle figure può rendere incerto chi stia parlando. Alcuni scatti possiedono un fascino volutamente casalingo; altri sembrano arrivati sul set prima dell’illuminazione, del controllo qualità e forse anche del fotografo. La pizza, protagonista morale dell’opera, non sempre esce meglio degli attori.
Il testo è interamente in inglese e non sono disponibili sottotitoli italiani. In una produzione basata quasi soltanto su dialoghi, giochi di parole e lunghi aneddoti, la barriera linguistica incide più di quanto accadrebbe in un platform o in uno sparatutto. Serve una comprensione abbastanza sicura dell’inglese colloquiale, comprese battute, abbreviazioni e riferimenti culturali. L’interfaccia rimane semplice e su PS5 non presenta particolari difficoltà: si avanza, si selezionano le risposte e si consultano le funzioni di ritorno o salto rapido. La console viene quindi impiegata soprattutto come girapagine molto costoso, attività che esegue con disciplina esemplare e senza pretendere una fetta.
La brevità e il prezzo contenuto possono attirare chi colleziona visual novel eccentriche, commedie fotografiche e produzioni indipendenti prive di qualsiasi paura del ridicolo. Una parte del pubblico potrebbe inoltre apprezzare il carattere personale degli sfoghi sul lavoro e la svolta fantascientifica deliberatamente sproporzionata. Per tutti gli altri pesano troppo la scarsa influenza delle decisioni, il ritmo iniziale dilatato e una realizzazione che chiede di accettare l’immobilità come componente principale. The Pizza Delivery Boy Who Saved the World possiede un titolo magnifico, una premessa capace di incuriosire e qualche deviazione autenticamente surreale. Poi consegna quasi sempre la stessa storia, indipendentemente dall’indirizzo selezionato.













