Il primo passo è sempre identico al precedente. Il corrimano freddo sotto le dita, la luce al neon che vibra appena, il silenzio di un edificio troppo vasto per essere davvero deserto. In The Stairwell, sviluppato da Hidden Palace e pubblicato da Take IT Studio!, disponibile su PlayStation 5, Xbox Series X|S e PC, si è chiamati a interpretare un addetto alla sicurezza incaricato di ispezionare una monumentale tromba delle scale alla ricerca di anomalie. È un horror psicologico in prima persona costruito su un loop essenziale: se tutto appare normale si sale, se qualcosa stona si scende. Nessun combattimento, nessun enigma tradizionale, soltanto l’occhio, la memoria e una crescente inquietudine.
La grammatica del sospetto
La struttura richiama esplicitamente la corrente dei cosiddetti “anomaly loop”, ma The Stairwell introduce una dimensione verticale più marcata e un senso di scala che amplifica la sensazione di isolamento. Ogni piano sembra identico al precedente, eppure oltre cinquanta anomalie disseminate tra le varie difficoltà incrinano progressivamente la percezione del giocatore. Alcune sono macroscopiche, quasi provocatorie; altre sottilissime, al punto da indurre un dubbio retroattivo su ciò che si credeva di aver osservato pochi istanti prima.
Il ritmo è deliberatamente misurato. La tensione non nasce da spaventi improvvisi – peraltro disattivabili tramite opzioni – ma dalla paura di non ricordare correttamente. Il gioco costringe a interrogarsi sui dettagli: una porta leggermente disallineata, un oggetto fuori posto, un’ombra che pare più lunga del dovuto. La scelta di salire o scendere diventa così un atto di fiducia nei propri sensi. In modalità Incubo, con l’edificio immerso nel buio e illuminato soltanto da una candela, la meccanica si fa ancora più esigente, trasformando l’osservazione in un esercizio quasi meditativo.
Architettura minimale e tensione sonora
Sul piano tecnico, The Stairwell non ambisce a impressionare per complessità poligonale, ma utilizza con intelligenza un’estetica sobria. Corridoi ripetuti e oggetti quotidiani diventano strumenti di straniamento proprio grazie alla loro apparente banalità. La ripetizione è una scelta consapevole, funzionale a costruire familiarità per poi sabotarla con minime deviazioni.
La versione PlayStation 5 beneficia di controlli immediati e di un uso misurato del feedback aptico del DualSense, che accompagna ogni piano con vibrazioni discrete, contribuendo a rendere tangibile la sensazione di spazio. Il comparto sonoro svolge un ruolo determinante: ronzii elettrici, passi attutiti, silenzi prolungati. La musica interviene con parsimonia, evitando invadenze e lasciando che sia l’ambiente a generare disagio.
Memoria, frustrazione e identità
La scelta di rinunciare a qualsiasi forma di combattimento o progressione tradizionale definisce con chiarezza l’identità dell’opera. The Stairwell chiede attenzione e pazienza, e non sempre concede gratificazione immediata. Alcuni giocatori potrebbero avvertire una certa dilatazione dei tempi o una frustrazione legata alla natura estremamente sottile di alcune anomalie, soprattutto nelle prime ore. Tuttavia è proprio in questa severità che il titolo trova coerenza.
La narrazione rimane essenziale, affidata a indizi visivi e presenze ricorrenti che suggeriscono più di quanto esplicitino. L’edificio stesso diventa personaggio, una creatura architettonica che osserva e mette alla prova. Nel panorama delle esperienze ispirate a The Exit 8, l’opera di Hidden Palace si distingue per rigore e concentrazione, privilegiando l’ossessione per il dettaglio rispetto allo spettacolo. Non è un horror che urla, ma uno che sussurra fino a incrinare le certezze.
In definitiva, The Stairwell merita l’acquisto se si è disposti ad accettare un’esperienza che fa della sottrazione la propria forza: niente azione, niente progressioni appariscenti, ma un esercizio costante di memoria e percezione che trova nella ripetizione la propria cifra stilistica. È un titolo consigliato a chi apprezza l’osservazione minuziosa, la tensione silenziosa e i giochi capaci di trasformare dettagli impercettibili in motore ludico. Al contrario, chi ricerca un horror più dinamico, narrativamente esplicito o ricco di variazioni strutturali potrebbe avvertirne presto i limiti e la rigidità concettuale. La decisione finale, dunque, dipende dalla propria predisposizione: entrare nella tromba delle scale significa accettare un patto con l’incertezza, e non tutti sono disposti a stipularlo.
















