L’animazione non è più un settore collaterale, ma uno dei cardini della crescita futura di Toho. Nel quadro della presentazione dei risultati finanziari per l’anno fiscale concluso a febbraio 2026, la società giapponese ha infatti delineato una nuova strategia di espansione incentrata sugli anime, dichiarando l’intenzione di entrare in una vera e propria fase di produzione su larga scala. L’obiettivo è costruire un sistema capace di arrivare a 30 stagioni anime all’anno entro il 2032.
Prima di quel traguardo, Toho prevede già un primo salto significativo entro febbraio 2029, quando conta di raggiungere quota 20 stagioni annue. Più che un semplice aumento quantitativo, la manovra punta a consolidare il marchio TOHO animation, rafforzare gli studi controllati e creare una filiera produttiva più ampia e stabile, capace di sostenere una presenza continuativa sul mercato. L’idea di fondo è chiara: trasformare l’animazione in una macchina industriale ancora più strutturata, in grado di generare nuovi successi con continuità.
Una crescita costruita su studi, investimenti e collaborazioni
Per sostenere questa espansione, Toho intende intervenire sia all’interno sia all’esterno della propria struttura produttiva. Da un lato, il gruppo vuole potenziare le capacità dei team già collegati alla propria filiera, con particolare attenzione a TOHO animation STUDIO e a Science SARU. Dall’altro, la strategia prevede un ricorso più deciso anche a partner esterni, così da ampliare la capacità produttiva complessiva senza dipendere esclusivamente dalle risorse interne.
In questo quadro si inseriscono anche investimenti mirati in altri studi. Tra i segnali più concreti di questa direzione c’è il recente ingresso in Orange, realtà ben nota per lavori come Beastars. La logica non è soltanto quella di aumentare il numero di produzioni disponibili, ma di costruire una rete più solida e flessibile, capace di reggere ritmi più alti e di accompagnare la crescita del comparto anime su più fronti contemporaneamente.
Gli anime diventano il nuovo pilastro del gruppo
Il dato più interessante, però, riguarda forse il cambio di peso interno all’azienda. Secondo la nuova impostazione strategica, l’animazione sta smettendo di essere una fonte secondaria di ricavi per diventare uno dei pilastri centrali del gruppo, superando per rilevanza lo stesso business cinematografico. È un passaggio che racconta bene quanto il mercato anime sia ormai considerato da Toho non soltanto un terreno creativo, ma anche uno snodo industriale decisivo per il futuro della compagnia.
L’aumento del numero di serie prodotte non viene infatti presentato come un fine in sé, ma come la base per rafforzare il valore economico delle IP nel lungo periodo. Serializzazione, streaming, espansione internazionale e merchandising sono i canali indicati per ampliare la redditività dei marchi, mentre sul piano editoriale il gruppo punta a ridurre la dipendenza dai franchise già consolidati per costruire un sistema capace di generare nuove proprietà intellettuali di successo con maggiore continuità. Se il piano verrà portato avanti nei tempi previsti, Toho potrebbe diventare uno degli attori più aggressivi e strutturati della nuova fase industriale dell’animazione giapponese.
Fonti consultate: Automaton West.













