Una rapa con due braccia enormi guarda la montagna. La montagna, probabilmente, ricambia con la sicurezza di chi sa che tra cinque minuti quella stessa rapa starà precipitando lungo una parete dopo aver mollato il pulsante sbagliato. Turnip Mountain costruisce un’intera avventura attorno a questo rapporto impari tra ortaggio e gravità. Sviluppato da Luke Sanderson e pubblicato da JanduSoft, il platform basato sulla fisica è disponibile su PlayStation 5, PlayStation 4, Xbox Series X|S, Xbox One, Nintendo Switch e PC tramite Steam. Per la prova abbiamo utilizzato la versione PS5, cercando di mantenere saldi tanto gli appigli quanto una residua dignità personale.
Ogni braccio viene controllato separatamente attraverso una levetta analogica, mentre i dorsali permettono alle mani di aggrapparsi alle superfici. Bisogna allungarsi, afferrare, tirare il corpo, accumulare slancio e lasciare la presa al momento opportuno. Descritto così sembra quasi uno sport; eseguito per la prima volta assomiglia maggiormente a una marionetta che tenta di uscire da una lavatrice in funzione. Il sistema richiede pazienza, coordinazione e la disponibilità ad accettare che un bordo apparentemente innocuo possa diventare il teatro di una crisi lunga diversi minuti. Superata la prima fase, però, i movimenti cominciano a rispondere a intenzioni precise e la montagna smette lentamente di trattarci come concime.

La mano destra non sappia cosa perde la sinistra
La difficoltà iniziale nasce dall’assenza di movimenti automatici. Nessuna animazione completa la salita al posto nostro: ogni presa deve essere raggiunta e mantenuta, mentre il secondo braccio cerca il punto successivo. Le levette regolano la posizione degli arti con sufficiente precisione, ma il cervello impiega qualche tempo prima di smettere di confondere destra, sinistra, presa e rilascio. I primi ostacoli svolgono quindi un apprendistato concreto, insegnando ad avanzare con piccoli movimenti prima di introdurre corde, lanci e superfici sulle quali non è possibile aggrapparsi. Il gioco non modifica le regole per agevolare il giocatore; è la nostra capacità di applicarle a migliorare.
La sensazione di progresso dipende interamente da questa acquisizione manuale. Dopo qualche caduta, una sequenza che sembrava impossibile viene superata con due prese e una spinta ben calcolata. Poco più avanti arriva naturalmente un’altra parete pronta a ristabilire le gerarchie. Lo slancio conta quanto la posizione delle mani: per raggiungere un appiglio distante bisogna oscillare, spingere il corpo nella direzione corretta e liberare la presa senza anticipare il volo verso il fondo. Quando la manovra riesce, la soddisfazione è immediata; quando fallisce, la rapa rimbalza con una comicità fisica abbastanza efficace da impedire almeno alcune parole poco adatte all’agricoltura.

Cadere è facile, cadere bene richiede talento
I livelli possiedono un’estensione considerevole e alternano passaggi obbligati, deviazioni, scorciatoie e oggetti da raccogliere. Le monete permettono di ottenere copricapi, mentre le palette modificano completamente i colori del protagonista e degli ambienti. Sono ricompense puramente estetiche, ma forniscono una buona ragione per abbandonare la via più semplice e infilarsi in angoli dai quali tornare indietro potrebbe richiedere un comitato di soccorso. La struttura con percorsi multipli riduce la sensazione di eseguire un’unica soluzione preparata dall’autore e permette di scegliere fra salite più controllate oppure manovre rapide, spettacolari e statisticamente prossime al disastro.
Una funzione consente inoltre di raccogliere braccia e corpo nella forma compatta della rapa, così da rotolare o riposizionarsi in alcuni tratti. Il passaggio fra scalata e movimento vegetale spezza bene le sequenze più metodiche e offre una soluzione utile quando le mani non bastano. Anche qui la fisica può produrre risultati diversi da quelli immaginati: ci si prepara a una raffinata manovra di avvicinamento e si finisce a rotolare nella direzione opposta con l’eleganza di una patata caduta dal sacchetto. Le regole rimangono tuttavia coerenti e gli errori dipendono quasi sempre da un rilascio anticipato, da uno slancio insufficiente o da un piano che sembrava migliore prima di essere eseguito.

Due giocatori, una rapa, nessun responsabile
La cooperativa locale divide il controllo del personaggio fra due partecipanti, affidando un braccio a ciascuno. L’idea trasforma la scalata in un esercizio di comunicazione nel quale frasi come “tieni premuto”, “adesso lascia” e “non quel braccio” vengono ripetute con crescente intensità. La modalità modifica realmente il funzionamento del gioco, perché ogni oscillazione richiede coordinamento e fiducia reciproca. Le cadute diventano più frequenti, ma anche più divertenti, soprattutto quando entrambi i giocatori sono convinti che la responsabilità appartenesse chiaramente all’altro. È una delle aggiunte migliori del pacchetto, ideale per verificare amicizie, rapporti familiari e la tenuta strutturale dei controller.
La presentazione adotta forme semplici, colori vivaci e ambienti privi di elementi superflui, lasciando sempre in evidenza appigli e ostacoli. Il protagonista compensa l’assenza di dialoghi con braccia sproporzionate e movimenti abbastanza espressivi da trasformare ogni errore in una piccola scenetta. La colonna sonora di Isabelle Chiming accompagna la salita con brani allegri e rilassati, offrendo un contrasto benefico rispetto alla crescente tensione delle dita. Su PS5 comandi e prestazioni sostengono bene l’esperienza; la telecamera può richiedere qualche correzione nelle sezioni più verticali, ma raramente ostacola la valutazione delle distanze.
La dipendenza completa dall’abilità rappresenta sia il pregio principale sia il filtro più severo. Turnip Mountain non offre potenziamenti destinati a compensare la mancanza di coordinazione e può diventare frustrante quando una caduta cancella diversi minuti di avanzamento. Alcuni livelli si protraggono abbastanza da rendere pesante la ripetizione dei passaggi già superati, specialmente prima che i controlli diventino familiari. La presenza di percorsi alternativi e la possibilità di migliorare i propri tempi aggiungono comunque motivazioni per tornare, mentre collezionabili e personalizzazione premiano chi desidera esplorare invece di limitarsi a raggiungere l’arrivo.
Dietro la premessa assurda si trova un platform fisico preciso, impegnativo e capace di mostrare chiaramente il miglioramento del giocatore. Le prime prese sembrano una lotta contro il controller; dopo un po’ si cominciano a concatenare oscillazioni e lanci con una sicurezza che sei cadute prima appariva fantascientifica. La quantità di contenuti non è sterminata e la formula richiede una tolleranza concreta per errori e ripetizioni, ma ogni vetta conquistata produce una soddisfazione autentica. Turnip Mountain è consigliato a chi ama imparare un sistema particolare e ridere dei propri fallimenti. Chi cerca una passeggiata rilassante scoprirà invece che persino gli ortaggi, quando vogliono, sanno essere molto vendicativi.













