Non ricordava esattamente dove fosse caduta. Il fiume era gelido, le rocce taglienti, e quando aveva riaperto gli occhi la nave non c’era più. Solo alberi, vento, e il respiro del cane al suo fianco. Jeanne era partita dalla Francia per una nuova vita oltre l’oceano, ma l’approdo nel Nuovo Mondo si era trasformato in un naufragio, e ora, da sola nella foresta canadese, la fede era l’unico appiglio. Molto lontano da lì, Maikan osservava il fumo innaturale salire dai pini secolari. Il suo popolo parlava di spiriti inquieti, ma lui sapeva che qualcosa di umano e sconosciuto stava infettando la terra. Due viaggi, due occhi, due storie che avanzano separate finché il destino non decide di intrecciarle. Two Falls: Nishu Takuashina, disponibile per PlayStation 5, Xbox Series X|S e PC, è un’avventura narrativa sviluppata da Unreliable Narrators che affonda le radici nel conflitto storico tra colonizzatori europei e popolazioni indigene, restituendo una riflessione delicata e potente attraverso due protagonisti complementari.
Un racconto che abita due anime
Two Falls si struttura come un’esperienza in prima persona interamente focalizzata sulla narrazione, con sette capitoli che alternano la prospettiva di Jeanne e quella di Maikan. La loro storia si svolge nel XVII secolo, tra i boschi del Canada orientale, e offre una rappresentazione a due voci dell’incontro tra civiltà profondamente diverse. L’intento è evidente sin dall’impostazione: due stili artistici distinti, due colonne sonore separate, due approcci alla spiritualità e alla sopravvivenza. Non si tratta di un semplice espediente narrativo, ma di un lavoro strutturale che restituisce dignità a entrambi i punti di vista, evitando manicheismi o semplificazioni.
Jeanne, donna istruita e devota, affronta il viaggio come una prova spirituale, mentre Maikan, giovane cacciatore Innu, si muove secondo i ritmi e le leggi della foresta, guidato dalla tradizione. I due non si incontrano subito, ma seguono percorsi speculari che rivelano progressivamente le sovrapposizioni culturali, gli attriti e le incomprensioni. Ogni evento condiviso viene reinterpretato da ciascun personaggio in modo personale, suggerendo che la verità è sempre molteplice e sfaccettata.
Suggestione visiva, vincoli ludici
Dal punto di vista tecnico, Two Falls è un gioco solido, benché non privo di limiti. La direzione artistica punta su un’estetica pittorica che valorizza la natura selvaggia canadese: fiumi, vallate, alberi secolari e luci filtrate da nebbie leggere compongono uno scenario che invita alla contemplazione. I modelli poligonali sono essenziali ma coerenti, mentre l’illuminazione dinamica e le palette cromatiche differenziate per i due personaggi rafforzano l’immersione.
Il problema principale risiede nella scarsa interattività. L’esperienza si sviluppa su binari molto rigidi: i percorsi sono lineari, le esplorazioni limitate, le interazioni ridotte a brevi ispezioni ambientali o scelte di dialogo. Non esistono enigmi rilevanti né meccaniche di gameplay complesse. L’intero impianto ludico è subordinato alla narrazione, scelta comprensibile vista l’intenzione autoriale, ma che rischia di alienare chi cerca maggiore profondità meccanica. Le decisioni influenzano lievemente il carattere dei protagonisti, modificando talvolta alcune reazioni o relazioni, ma non alterano la trama in modo sostanziale.
Voce alla memoria
Un elemento di grande valore è rappresentato dalla composizione del team creativo, che include figure provenienti da diverse comunità indigene del Canada. Il coinvolgimento di un Consiglio degli Anziani, di musicisti come Eadsé e di artisti legati alle Prime Nazioni conferisce al progetto un’autenticità rara, soprattutto nel panorama videoludico occidentale. I riti, le lingue, le credenze e i simboli vengono trattati con rispetto e cura, restituendo un affresco umano toccante e spesso emozionante.
A rendere meno efficace l’esperienza per il pubblico italiano è purtroppo l’assenza di localizzazione. I testi sono disponibili solo in inglese o francese, e ciò limita l’accessibilità per chi non padroneggia bene queste lingue. Un vero peccato, considerando la natura del titolo e la centralità delle parole nel veicolare emozioni e significati.
Two Falls non è un gioco lungo: quattro o cinque ore bastano per completarlo, ma la sua forza risiede nella capacità di restare impressi. Più che raccontare una storia, si fa portatore di un’esperienza sensoriale e culturale che invita a osservare la Storia non solo dai margini, ma anche dai silenzi che la compongono.
















