La prima cosa che si avverte mettendo piede su Seashell Island è una sensazione familiare, quasi nostalgica. Under the Island, sviluppato da Doyoyo Games e pubblicato da Top Hat Studios, non nasconde infatti la propria ispirazione agli action RPG top-down degli anni Novanta. L’avventura, disponibile su PlayStation 5, PlayStation 4, Nintendo Switch, Xbox One, Xbox Series X|S e PC tramite Steam, prova a recuperare quello spirito di esplorazione spontanea che caratterizzava molti giochi dell’epoca, quando l’idea stessa di avventura nasceva dal semplice desiderio di scoprire cosa si nascondesse dietro la prossima collina o all’interno di una caverna dimenticata.
La protagonista è Nia, una ragazza appena arrivata sull’isola con l’intenzione di costruire una nuova vita lontano da tutto. La tranquillità del luogo viene però presto incrinata da una scoperta inquietante: secondo una misteriosa leggenda, l’isola sarebbe destinata a sprofondare nell’oceano. Insieme alla giovane Avocado e a un gruppo di abitanti decisamente eccentrici, Nia comincia così a esplorare Seashell Island alla ricerca delle cause di questo destino apparentemente inevitabile. La narrazione mantiene volutamente un tono leggero e avventuroso, preferendo il colore dei personaggi e delle situazioni alla costruzione di un vero dramma narrativo. Più che una storia epica, il gioco racconta una piccola avventura fatta di incontri curiosi, strane missioni secondarie e momenti di quotidiana eccentricità.
Un’isola pensata per chi ama esplorare
Il vero punto di forza di Under the Island è il modo in cui costruisce il proprio mondo. Seashell Island è suddivisa in diverse regioni con caratteristiche molto diverse tra loro: serre animate da strane creature vegetali, caverne ghiacciate, segherie caotiche e altri ambienti che contribuiscono a creare una varietà costante durante l’esplorazione. La pixel art colorata restituisce scenari ricchi di piccoli dettagli, mentre la visuale dall’alto invita a osservare attentamente ogni angolo della mappa alla ricerca di passaggi nascosti, scorciatoie o semplici curiosità ambientali.
La progressione dell’avventura è fortemente legata alla curiosità del giocatore. Spesso deviare dal percorso principale porta a scoprire oggetti, abilità o passaggi nascosti che permettono di reinterpretare aree già visitate. Questo approccio premia chi ama esplorare con calma e osservare l’ambiente, trasformando l’isola in un piccolo labirinto di scorciatoie, segreti e attività secondarie. Tra missioni opzionali, animali da aiutare e piccoli eventi sparsi per la mappa, il gioco riesce a costruire un ritmo rilassato che ricorda l’atmosfera delle avventure classiche.
In molti momenti l’esplorazione diventa quasi il vero motore dell’esperienza. Il desiderio di vedere cosa si nasconde oltre una foresta o dietro un passaggio roccioso spinge a continuare il viaggio anche quando la trama rimane volutamente semplice. È un approccio che privilegia il piacere della scoperta rispetto alla narrazione lineare, e che riesce a restituire quel senso di avventura aperta che molti titoli moderni faticano a ricreare.
Puzzle riusciti, combattimenti meno incisivi
Non tutte le componenti del gioco risultano però ugualmente efficaci. Il sistema di combattimento appare meno rifinito rispetto alla cura dedicata all’esplorazione. Le creature che popolano l’isola – tra melanzane aggressive, lupi scavatori e altre bizzarrie zoologiche – offrono una certa varietà visiva, ma gli scontri tendono a risultare un po’ ripetitivi nel lungo periodo. Alcuni nemici possiedono una resistenza piuttosto elevata e questo può rallentare il ritmo delle battaglie, soprattutto nelle fasi iniziali quando l’equipaggiamento della protagonista è ancora limitato.
Molto più riusciti risultano invece i dungeon e i puzzle ambientali. Diverse sezioni mettono alla prova l’osservazione del giocatore attraverso enigmi logici, blocchi da spostare e situazioni che richiedono di sfruttare abilità specifiche acquisite nel corso dell’avventura. Anche alcuni boss abbandonano lo schema classico dello scontro diretto per proporre soluzioni più creative, come sequenze basate sull’interazione con l’ambiente o su sfide completamente inattese. Sono momenti che dimostrano come il gioco sappia occasionalmente sorprendere, andando oltre il semplice omaggio ai modelli del passato.
Il comparto sonoro accompagna l’avventura con discrezione. Le musiche non cercano mai di dominare la scena ma contribuiscono a costruire un’atmosfera calda e nostalgica, perfettamente in linea con l’impostazione rétro del progetto. Nel complesso il lavoro audiovisivo sostiene bene l’identità del titolo, rafforzando quella sensazione di piccolo viaggio avventuroso che accompagna l’intera esperienza.
Under the Island è quindi un titolo che trova la propria forza soprattutto nel mondo che costruisce e nel piacere della scoperta. Il sistema di combattimento non sempre riesce a sostenere il ritmo dell’esplorazione e la storia rimane volutamente leggera, ma la varietà dei biomi, i puzzle e il gusto per l’avventura riescono comunque a rendere il viaggio coinvolgente. Per chi ama gli action RPG classici e il piacere di perdersi tra segreti e percorsi nascosti, Seashell Island resta una destinazione decisamente interessante, capace di evocare con semplicità il fascino delle avventure di un tempo.
















