Le Isole Waifu non sono certo un luogo in cui cercare realismo: qui i bikini sfidano le leggi della fisica più dei proiettili, e ogni cristallo nasconde una ragazza pronta a ringraziarti con un sorriso degno di un cartellone pubblicitario. Come donna, non posso fare a meno di sorridere davanti a questo concentrato di fan service: corpi scolpiti, pose ammiccanti e armi in mano, come se la salvezza del mondo passasse obbligatoriamente da un reggiseno taglia XS. Ma va detto che il gioco non ha mai preteso di essere altro: Waifu Impact 2, sviluppato da Mitsuki Game Studio e pubblicato da JanduSoft su PlayStation 5, PlayStation 4 e PC, nasce per abbracciare con ironia il suo essere un mix di spari, cristalli da raccogliere e waifu da liberare. E in questo paradosso trash e autoironico trova la sua forza.
Isole più grandi, contenuti più vari
Rispetto al predecessore, Waifu Impact 2 compie un balzo notevole in termini di dimensioni e varietà. Non più una singola isola a fare da scenario, ma tre ambientazioni principali (con ulteriori zone a tema) che spaziano dalle praterie verdi alle cime innevate, fino a un deserto sabbioso e a una foresta dai toni cupi. Ognuna cela cristalli da recuperare, scrigni segreti e puzzle da risolvere, elementi che contribuiscono a spezzare la monotonia. A questo si aggiungono i nemici: slime gommosi, fantasmi svolazzanti e creature più resistenti che fungono da boss occasionali, anche se la varietà resta ridotta al minimo.
Il cuore del gioco resta però la progressione delle waifu. Liberate dai cristalli, queste diventano personaggi giocabili con abilità peculiari: alcune dispongono di attacchi a distanza, altre di difese temporanee, altre ancora di mosse “finali” capaci di cancellare orde di avversari in un istante. L’aumento di affinità attraverso l’esperienza consente di sbloccare abilità speciali e gallerie di immagini, in un ciclo che mischia meccaniche da action-RPG a collezionismo estetico. È una struttura semplice, che punta più a incuriosire che a impegnare.
Fan service e limiti tecnici
La componente estetica è, senza sorpresa, centrale. Le waifu sono curate con più attenzione rispetto al primo capitolo, con costumi sbloccabili che variano l’aspetto e mantengono costante il tono ironico del progetto. L’ambiente, invece, mostra i limiti produttivi: texture datate, effetti visivi elementari e una resa dell’acqua che ricorda produzioni di due generazioni fa. Anche il gunplay soffre: i colpi non trasmettono peso, gli effetti sonori appaiono deboli e le hitbox imprecise trasformano alcuni scontri in esercizi di frustrazione. Nonostante ciò, il gioco non rinuncia a regalare qualche momento di leggerezza grazie al suo spirito volutamente “leggero” e sopra le righe.
Dal punto di vista sonoro, la colonna musicale accompagna con brani vivaci e orecchiabili, ma destinati a ripetersi all’infinito. L’audio degli spari e delle abilità manca di incisività, riducendo ulteriormente il senso di impatto del combattimento. È chiaro che le ambizioni di Mitsuki Game Studio non siano mai state quelle di realizzare un prodotto rifinito quanto un tripla A, ma piuttosto quello di confezionare un sequel più grande, più colorato e più “sfacciato” del predecessore.
Un seguito che sa cosa vuole essere
Waifu Impact 2 non finge di essere altro da ciò che è: un titolo di nicchia, ironico, che fa leva sul fan service tanto quanto su meccaniche basilari di shooting e collezionismo. Il suo pregio principale è quello di non tradire le aspettative di chi già aveva apprezzato il primo episodio. C’è più contenuto, più varietà di ambientazioni e un senso di progressione più chiaro. Ma chi cercasse una sfida impegnativa, un sistema di combattimento appagante o un’avventura narrativa strutturata, resterà inevitabilmente deluso.
Completare tutte le isole, liberare le waifu e sbloccare i costumi extra richiede non più di sei ore, e il ritmo del gioco, pur lineare, riesce a mantenere una certa freschezza grazie ai piccoli segreti disseminati negli scenari. Rimane un prodotto breve, pensato per essere consumato senza troppi pensieri e per strappare qualche sorriso con le sue trovate esagerate e il suo tono spensierato.
In definitiva, Waifu Impact 2 rappresenta un sequel più ambizioso ma ancora privo della sostanza necessaria a conquistare un pubblico ampio. È un titolo che non si prende mai sul serio e che, proprio per questo, può intrattenere chi sa esattamente cosa aspettarsi: un mix di azione leggera, estetica sopra le righe e un pizzico di ironico trash.
















