Nei sogni peggiori le porte non conducono mai dove dovrebbero, le scale finiscono troppo presto e il pavimento sviluppa un’insana passione per gli spuntoni. Wake Up, Lia! parte da questa logica da incubo e la trasforma in un platform 2D di precisione, nel quale ogni ostacolo rappresenta anche un frammento del dolore della protagonista. Sviluppato da eastasiasoft e SMV Games e pubblicato da eastasiasoft, il gioco segue Lia attraverso venti livelli costruiti a mano, tra ricordi perduti, traumi legati al bullismo e un lento percorso di ricostruzione personale. Abbiamo provato la versione PlayStation 5; il titolo è disponibile anche su PlayStation 4, Xbox Series X|S, Xbox One e Nintendo Switch.
La cornice emotiva potrebbe far pensare a un’avventura quasi contemplativa, da affrontare con coperta, tisana e un gatto disposto a non sedersi sul controller. In realtà Wake Up, Lia! sa essere piuttosto severo: chiede salti accurati, attenzione ai tempi e una discreta tolleranza verso morti ripetute. La buona notizia è che non usa la difficoltà come prova d’ingresso per un club esclusivo. Le opzioni disponibili permettono di regolare la sfida, così chi desidera seguire soprattutto il viaggio di Lia può ridurre la pressione, mentre chi frequenta abitualmente il genere può affrontare le sezioni più impegnative senza troppi riguardi.

Saltare dentro un ricordo
Il sistema di movimento è semplice e reattivo. Lia corre, salta e attraversa percorsi pieni di lame, piattaforme mobili, crolli improvvisi e trappole sincronizzate con la precisione di una sveglia particolarmente rancorosa. I primi livelli introducono le regole con gradualità, poi iniziano a combinarle in sequenze più fitte, dove un atterraggio fuori misura può rimandare al checkpoint. La ripartenza rapida limita la frustrazione e invita a correggere subito il tentativo: si cambia il tempo del salto, si anticipa un movimento, si prova una traiettoria diversa e, con un po’ di pazienza, il passaggio che sembrava impossibile diventa quasi naturale.
I venti livelli mantengono una progressione ordinata, evitando di accumulare capacità e comandi soltanto per dare l’impressione di profondità. Il gioco preferisce spremere le possibilità di una base tradizionale, variando disposizione delle trappole, velocità e ritmo delle sezioni. Questa scelta rende l’avventura immediata, ma ne mostra anche i confini: chi ha già trascorso molte ore tra platform di precisione riconoscerà presto situazioni familiari e non troverà una meccanica capace di cambiare davvero il genere. La qualità sta soprattutto nella misura con cui gli ostacoli vengono concatenati, non nell’invenzione di un nuovo modo di saltare.

Un incubo che sa abbassare la voce
Il racconto emerge attraverso i ricordi raccolti e la trasformazione degli ambienti, senza interrompere continuamente l’azione con lunghe spiegazioni. Bullismo, isolamento e perdita di fiducia vengono tradotti in immagini deformate, stanze ostili e scenari che sembrano costruiti dalla paura di Lia. L’approccio evita toni troppo ricattatori e lascia che il tema accompagni il platforming invece di sedersi sopra ogni salto con un cartello esplicativo. Alcuni passaggi possiedono una delicatezza sincera, soprattutto quando il gioco concede una pausa dopo una sequenza impegnativa e lascia affiorare un dettaglio del passato.
La dimensione emotiva resta però piuttosto sintetica. Wake Up, Lia! tocca argomenti importanti, ma la durata e la struttura lineare non consentono di esplorare con grande profondità le persone e gli eventi che circondano la protagonista. I frammenti compongono un percorso chiaro di dolore, resistenza e rinascita, senza sempre trovare immagini o svolte capaci di sorprendere. Il risultato conserva sensibilità, ma procede lungo una traiettoria prevedibile. È una storia che sostiene bene l’avventura e offre una ragione per arrivare alla fine, pur senza raggiungere la stessa precisione con cui sono disposte molte delle sue trappole.

Due giocatori nello stesso brutto sogno
La cooperativa locale rappresenta un’aggiunta curiosa per un titolo di questo tipo. Affrontare i livelli con un’altra persona cambia il tono del viaggio: le sequenze più difficili diventano piccoli esercizi di coordinazione, con inevitabili momenti in cui uno dei due giura di aver saltato al momento giusto e l’altro conserva prove molto diverse. La modalità non rafforza necessariamente il lato più intimo della vicenda, che mantiene maggiore coerenza in solitaria, ma offre una valida alternativa per famiglie, coppie o amici interessati a condividere la sfida. La possibilità di scegliere il livello di difficoltà aiuta inoltre a evitare che la seduta si trasformi in una riunione urgente sulla gestione delle colpe.
La direzione artistica alterna oscurità, colori freddi e scorci più morbidi per distinguere paura e speranza. I fondali hanno una buona atmosfera, anche se modelli e animazioni tradiscono la natura economica della produzione. Lia si muove con sufficiente fluidità e gli ostacoli emergono con chiarezza dallo scenario, elemento indispensabile quando il gioco pretende precisione. La colonna sonora accompagna senza invadenza, usando melodie malinconiche e passaggi più tesi per sostenere le variazioni emotive. Non resta impressa per singoli temi, ma mantiene il tono sognante richiesto dall’avventura e sa concedere silenzio quando una scena ne beneficia.
Su PlayStation 5 la prova è scorsa bene, con caricamenti rapidi, comandi pronti e nessun problema tecnico capace di interferire con le sezioni più delicate. In un platform basato sulla ripetizione, questo conta parecchio: quando Lia finisce contro una trappola, la responsabilità ricade quasi sempre sul tempo scelto per il salto, non su comportamenti imprevedibili del sistema. La campagna rimane contenuta e qualche scenario avrebbe meritato maggiore varietà, ma il prezzo budget rende più comprensibile l’ampiezza ridotta del progetto.
Wake Up, Lia! offre un percorso breve e curato, capace di unire platforming impegnativo e temi delicati senza trasformare ogni scena in una lezione. I controlli rispondono bene, le difficoltà selezionabili aprono la porta anche a chi non vive di corse perfette e la cooperativa locale aggiunge una modalità piacevole per condividere gli incubi. Restano una struttura conosciuta, una realizzazione visiva modesta e un racconto che avrebbe beneficiato di qualche passaggio in più per dare maggiore spessore alla rinascita di Lia. Nel suo formato compatto, però, il gioco accompagna fino ai titoli di coda con grazia e una dose di sfida ben regolata: abbastanza spuntoni da tenere svegli, abbastanza speranza da non desiderare subito il suono della sveglia.













