Ogni squadra di recupero ha un piano preciso: individuare il relitto, caricare ciò che vale qualcosa e lasciare il Triangolo delle Bermuda prima dell’arrivo della nebbia. Poi qualcuno afferra il container dal lato sbagliato, l’Orca resta inclinata su una scogliera e una creatura decide di partecipare ai lavori senza aver firmato il modulo di sicurezza. Wreck Runners, sviluppato e pubblicato da Disruptive Games, è un gioco cooperativo di estrazione per squadre da due a quattro partecipanti, costruito attorno all’esplorazione, al recupero di materiali e al trasporto di carichi governato dalla fisica. È disponibile su PlayStation 5, Xbox Series X|S e PC tramite Steam; per questa recensione abbiamo provato la versione PS5.
La Trustwell Corporation invia i propri dipendenti nel Triangolo con l’entusiasmo sospetto di chi definisce “perfettamente sicura” una zona piena di relitti infestati, impianti abbandonati e fenomeni capaci di deformare il paesaggio. Il compito consiste nel recuperare abbastanza materiale da soddisfare la quota aziendale, acquistare strumenti e potenziamenti e spingersi progressivamente verso rotte più pericolose. L’Orca, il veicolo condiviso capace di muoversi sulla terraferma, immergersi e volare, funge da base mobile, magazzino e unica via di fuga. Perderla di vista è difficile; parcheggiarla con dignità, molto meno scontato.

Il bottino oppone resistenza
Il recupero non avviene trasferendo automaticamente gli oggetti dentro un inventario. Casse, macchinari e reperti di grandi dimensioni devono essere afferrati con lo Scrapjack, trascinati attraverso gli ambienti e sistemati fisicamente sull’Orca. Peso, forma e posizione influenzano ogni manovra: un oggetto lungo può urtare contro una porta, un carico sbilanciato scivolare durante il trasporto e una cassa lasciata libera trasformarsi in un proiettile appena il mezzo prende velocità. Dopo poche spedizioni abbiamo imparato che il valore di un reperto conta meno della possibilità concreta di farlo passare attraverso un corridoio senza demolire metà della squadra.
La cooperazione nasce dalla necessità di distribuire i compiti. Un giocatore può esplorare in avanscoperta, un altro manovrare lo strumento di recupero, mentre il resto dell’equipaggio controlla i pericoli o prepara il mezzo per la partenza. La comunicazione diventa decisiva quando le condizioni peggiorano e bisogna scegliere se abbandonare parte del carico, cambiare itinerario o tentare una soluzione improvvisata. Il sistema accetta approcci differenti e trasforma spesso un errore in una nuova possibilità: spingere l’Orca da una posizione assurda, usare un rottame come contrappeso oppure affidarsi a quella manovra che comincia sempre con «fidatevi» e termina raramente con tutti soddisfatti.

La nebbia presenta il conto
Ogni spedizione si regge sul conflitto fra profitto e sopravvivenza. Raggiungere la quota minima permette di rientrare, ma edifici ancora inesplorati, relitti sul fondale e segnali lontani promettono materiali più preziosi. Restare significa però concedere tempo alla nebbia, che riduce la visibilità, altera le condizioni del percorso e porta con sé creature sempre più aggressive. La tensione non nasce soltanto dagli scontri, ma dalla somma di piccole avidità: un’altra stanza da controllare, un altro oggetto da caricare, un’altra deviazione accettata quando sarebbe stato più prudente puntare verso casa.
Il Triangolo delle Bermuda offre una cornice efficace al sistema. Isole, giungle, strutture industriali, fondali e imbarcazioni abbandonate richiedono modalità di spostamento differenti, valorizzando la capacità dell’Orca di guidare, immergersi e volare. La nebbia impedisce di dominare completamente lo spazio, mentre luci lontane, scricchiolii metallici e movimenti sotto la superficie mantengono una tensione costante senza riempire ogni minuto di attacchi. Durante la prova ci è capitato più volte di rallentare davanti a un segnale sconosciuto, discutendo se valesse davvero la pena seguirlo: quasi sempre la risposta corretta sarebbe stata no, ed è precisamente per questo che abbiamo proseguito.

Il collega peggiore è anche quello più divertente
La progressione collega una spedizione all’altra attraverso nuovi strumenti, miglioramenti dell’Orca, capacità di carico superiori e accessori estetici. L’aumento delle possibilità rende accessibili itinerari prima troppo rischiosi e concede alla squadra maggiore libertà nella preparazione, senza eliminare l’imprevedibilità delle missioni. Il ciclo mantiene quindi una buona spinta: partire, valutare la zona, raccogliere quanto possibile e decidere quando ritirarsi. Alcune strutture tendono a ripetersi dopo molte partite, ma il comportamento del gruppo e le reazioni della fisica introducono variazioni difficili da programmare a tavolino.
Il gioco dà il meglio con una squadra completa e comunicativa. In due, il numero di mansioni simultanee rende recupero e difesa più impegnativi; in quattro, i compiti si distribuiscono con maggiore naturalezza, anche se cresce la probabilità che qualcuno prema il comando sbagliato nel momento peggiore. Qualche oggetto può incastrarsi negli scenari o reagire in maniera imprevedibile durante le fasi più concitate, inconveniente particolarmente irritante quando compromette un carico già conquistato. Su PlayStation 5, comandi e interfaccia permettono comunque di gestire veicolo, strumenti e inventario senza eccessive complicazioni, mentre la resa audiovisiva sostiene bene nebbia, acqua e ambienti corrosi.
La dipendenza dal multiplayer costituisce insieme il pregio decisivo e il limite più evidente di Wreck Runners. La fisica e la varietà degli scenari non bastano da sole a produrre sempre una storia memorabile: servono compagni disposti a comunicare, improvvisare e accettare che una spedizione ben organizzata possa degenerare in pochi secondi. Con la squadra giusta, il recupero genera un ciclo convincente di pianificazione, avidità e disastro controllato, sostenuto dall’Orca e da un’ambientazione capace di mantenere vivo il mistero. Senza quella complicità, la ripetizione emerge prima e il trasporto dei rottami perde buona parte della sua energia. Disruptive Games ha costruito un ottimo generatore di incidenti cooperativi; il resto dipende dalle persone che salgono a bordo.













