Nel panorama dei creator virtuali giapponesi si affaccia un nuovo termine destinato a far discutere. L’agenzia VTuber PANDORA ha infatti annunciato di aver registrato il marchio XTuber, parola letta come “cross-tuber” e utilizzata per indicare una nuova forma di presenza ibrida tra dimensione virtuale e mondo reale. Secondo l’impostazione presentata dalla società, si tratterebbe di una possibile evoluzione del modello VTuber, pensata per consentire ai talent di agire sia attraverso un avatar sia nella vita reale, superando in parte la tradizionale separazione tra personaggio digitale e identità fisica.
L’idea nasce, almeno nelle intenzioni di PANDORA, dalla volontà di rispondere a un mercato ritenuto ormai più maturo, provando a ridefinire il rapporto tra performer e pubblico. L’obiettivo dichiarato è preservare la libertà espressiva tipica della cultura VTuber, ma senza dare per scontato che il volto reale del creator debba restare per forza invisibile o irraggiungibile. In questo senso, XTuber viene presentato come un possibile “passo successivo” per un settore che negli ultimi anni ha già allargato molto i propri confini, sia sul piano commerciale sia su quello linguistico.
Un nuovo marchio che accende subito il dibattito
L’annuncio, però, non è stato accolto in modo univoco. Una parte della community ha reagito con curiosità, vedendo nel termine una possibile apertura verso format più fluidi e meno rigidi nella distinzione fra performance virtuale e presenza dal vivo. Altri utenti, invece, hanno espresso perplessità sia sul nome scelto sia sul tentativo di marchiare un concetto che, secondo diversi osservatori, non sarebbe affatto nuovo. L’idea di creator capaci di alternare attività dietro avatar e apparizioni reali, infatti, circola già da tempo in varie forme, e proprio per questo alcuni commenti hanno accusato PANDORA di voler rivendicare come propria una pratica già esistente.
A rendere ancora più rumorosa la reazione collettiva ha contribuito anche la somiglianza fonetica del termine con un noto sito per adulti, dettaglio che ha inevitabilmente alimentato ironie e battute online. Ma al di là dell’aspetto più superficiale, il punto più discusso riguarda la scelta di registrare un marchio che contiene il termine “Tuber”. Diversi utenti hanno ricordato che le linee guida di YouTube sui creator scoraggiano l’uso ufficiale di questa parola nei nomi protetti o marchiati, e questo ha portato a ipotizzare possibili complicazioni sul piano legale o quantomeno comunicativo.
Project YOHANE punta a costruire i primi XTuber
Al netto delle discussioni, PANDORA sembra intenzionata a procedere rapidamente nella costruzione di questa nuova etichetta. L’agenzia ha infatti avviato Project YOHANE, iniziativa di audizione pensata per reclutare nuovi talent e abbassare la soglia d’ingresso per chi non possiede ancora esperienza, mezzi o un ambiente di lavoro già strutturato. Il progetto si rivolge a candidati maggiorenni e accetta candidature a partire dal febbraio 2026, con l’obiettivo di intercettare profili che possano inserirsi in questa idea di performer ibrido tra virtuale e reale.
Un aspetto interessante è che, almeno nella fase iniziale della selezione, non sembra richiesto di mostrare il proprio volto. Questo dettaglio suggerisce che PANDORA stia cercando di mantenere una certa continuità con la sensibilità tradizionale dell’ambiente VTuber, pur tentando di spostarne più avanti i confini. Resta naturalmente da capire se XTuber riuscirà davvero a imporsi come categoria riconoscibile o se finirà per restare soltanto un’etichetta promozionale. In ogni caso, il semplice annuncio del marchio è bastato a riaprire una discussione più ampia su identità, visibilità e trasformazione di uno dei segmenti più dinamici dell’intrattenimento digitale giapponese.
Fonti consultate: Automaton West.













