In occasione dell’80º anniversario della fine della Seconda guerra mondiale, il celebre creatore di Mobile Suit Gundam, Yoshiyuki Tomino, è stato protagonista di uno speciale trasmesso da News Watch 9, notiziario serale dell’emittente giapponese NHK. L’intervista, intitolata “Yoshiyuki Tomino parla della realtà della guerra”, ha permesso al regista di ripercorrere la propria esperienza personale con il conflitto e di riflettere sul significato originario della sua opera più celebre.
Tomino ha ricordato le sue prime memorie di guerra: a tre anni, durante un bombardamento, riuscì a scappare portando con sé solo due o tre libretti illustrati. La sua casa era la più lontana dal rifugio antiaereo, e una volta raggiunto, la sua famiglia trovò posto solo vicino all’ingresso, protetto da semplici stuoie di giunco. Esperienze che hanno segnato profondamente il suo sguardo sul mondo e che, col tempo, hanno alimentato la genesi di Gundam.
Gundam, industria e umanità
“Guardavo quelle montagne di batterie e capii che erano prodotti militari. È facile dire ‘guerra’, ma essa è legata all’industria”, ha spiegato Tomino, sottolineando il legame inestricabile tra produzione, logistica e conflitto. Concetti che l’autore ha trasposto in modo lucido nella prima serie di Mobile Suit Gundam, dove l’apparente fantascienza dei robot da guerra nascondeva una riflessione molto concreta: “Se esistono tre Zaku, significa che c’è un sistema industriale che li produce in serie. Ho dovuto mostrare una guerra tra nazioni”.
A rafforzare questo messaggio, la trasmissione ha mostrato una celebre scena dell’episodio iniziale della serie, in cui civili vengono attaccati: “Anche se si vedono i mobile suit combattere, chi muore sono persone”, ha commentato Tomino.
Un’eredità fraintesa e uno sguardo al futuro
Pur riconoscendo il successo mondiale del brand, Tomino ha espresso una certa amarezza rispetto all’attuale percezione di Gundam: “Quando si dice ‘mi piace Gundam’, si parla di quanto siano belli i combattimenti. Ma non è questo il punto”. Parlando dei colleghi più giovani che oggi continuano il franchise, Tomino si è mostrato cauto ma sincero: “Non sento in loro l’esperienza della guerra”. E ha aggiunto con rammarico: “Non sono certo di poter insegnare cosa significhi davvero vivere la guerra a chi non l’ha vissuta”.
Alla domanda su un possibile nuovo progetto, il regista ha dichiarato di avere un’idea precisa: “La guerra in Ucraina va avanti da tre anni. Il conflitto in Israele dura da trenta o quarant’anni. Non credo che li comprendiamo davvero. Il tema sarà: l’umanità può interrompere questo comportamento sociale?”. Un’intenzione che sembra riportare Tomino alle origini della sua ispirazione, con uno sguardo rivolto non solo al futuro dell’animazione, ma al destino della civiltà stessa.
Fonti consultate: Anime News Network.














