Nel numero di maggio di Animage, uscito il 10 aprile, Yoshiyuki Tomino ha dedicato uno dei suoi interventi della rubrica Tomino ni Kike al tema della guerra e alla situazione del Giappone contemporaneo. Rispondendo a una lettrice di Tokyo che gli chiedeva un parere sul presente e sul rischio di nuovi conflitti, il creatore di Mobile Suit Gundam ha chiarito di non poter dire di aver vissuto in prima persona la guerra, essendo stato molto piccolo alla fine del secondo conflitto mondiale, ma ha aggiunto di averne percepito il peso attraverso i racconti di compagni universitari sopravvissuti ai bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki. È da quel contatto indiretto ma concreto, ha spiegato, che nasce una parte del suo sguardo sul tema.
Tomino ha poi collegato apertamente queste riflessioni alla sua opera più celebre, sostenendo di aver riversato proprio in Gundam la propria visione della guerra. Non è mancata, però, una stoccata a una parte del fandom: secondo il regista, esistono ancora molti appassionati che continuano a esprimersi in modo molto lontano da qualsiasi sensibilità antimilitarista, come se si fossero fermati alla superficie delle battaglie e dei mezzi corazzati senza cogliere davvero il nucleo dell’opera.
Le guerre di oggi lette attraverso Gundam
Nel suo intervento, Tomino ha esteso il discorso ai conflitti contemporanei, soffermandosi prima sull’invasione russa dell’Ucraina e poi sulla guerra iniziata quest’anno con gli attacchi aerei di Stati Uniti e Israele contro l’Iran. A proposito della Russia, ha osservato come Mosca continui a definire il conflitto una “operazione militare speciale” anche dopo anni di guerra, leggendo questa scelta linguistica come il segno di una difficoltà ad assumersi fino in fondo la responsabilità di ciò che è stato avviato. Sul fronte iraniano, invece, ha legato la questione al rapporto tra potere politico, religione e paura del cambiamento, indicando proprio in questo intreccio uno dei meccanismi che rendono più facile il ricorso alla forza.
Il punto, nel ragionamento del regista, non è soltanto denunciare i conflitti esterni, ma mostrare come certe logiche possano ripresentarsi ovunque. Per questo Tomino ha spostato il discorso anche sul Giappone, sostenendo che i governi autoritari spesso nascono inizialmente attraverso procedure elettive e aggiungendo che il Paese gli sembra avviato lungo una traiettoria preoccupante. In particolare, ha definito pericolosa una massa di persone incapace di riflettere criticamente, ritenendo quindi comprensibili le inquietudini legate al riarmo, alla revisione della costituzione pacifista e persino al tema delle armi nucleari.
Nessun uomo solo al comando
Tomino non ha però trasformato il suo discorso in un semplice invito ad affidarsi agli esperti o agli intellettuali. Al contrario, ha ricordato come anche rivoluzioni e regimi guidati da élite colte abbiano prodotto esiti tragici, citando tra gli esempi la Rivoluzione francese, quella russa e il regime di Pol Pot in Cambogia. La sua conclusione va in una direzione più concreta e meno salvifica: la politica, a suo avviso, ha bisogno di persone capaci di affrontare seriamente il lavoro quotidiano e amministrativo, ma soprattutto non esiste nessuna figura a cui delegare tutto senza pensiero critico.
È una posizione che, in fondo, torna perfettamente coerente con il cuore di Gundam: diffidare delle semplificazioni, guardare alle strutture del potere e ricordare che la guerra non è mai spettacolo innocente. La parte forse più significativa delle parole di Tomino sta proprio qui. A quasi mezzo secolo dalla nascita del suo franchise più celebre, il regista continua a ribadire che leggere quei conflitti come puro fascino meccanico significa smarrire il senso dell’opera. E nel chiudere il suo intervento ha indicato anche un desiderio molto chiaro: che il Giappone possa diventare un leader per la pace mondiale.
Fonti consultate: Anime News Network.














