Gestire un cimitero richiede tatto, organizzazione e una discreta capacità di mantenere i clienti al proprio posto. In Zombie Graveyard Simulator quest’ultima competenza diventa particolarmente importante, perché al calare del sole i defunti sviluppano una certa insofferenza verso il riposo eterno e tentano di uscire dalle tombe appena sistemate. Sviluppato da threeW e pubblicato da PlayWay, il simulatore in prima persona è disponibile su PlayStation 5, Xbox Series X|S e PC tramite Steam. Per la prova abbiamo utilizzato la versione PS5, assumendo contemporaneamente i ruoli di becchino, giardiniere, direttore amministrativo e responsabile della sicurezza armato di fucile a pompa.
La giornata si divide fra due anime molto diverse. Con la luce si ricevono corpi, si organizzano sepolture e cremazioni, si sistemano fiori e si rendono presentabili tombe, viali e strutture. Di notte le buone maniere vengono archiviate insieme ai registri contabili: recinzioni e torrette devono contenere gli zombie, mentre il giocatore impugna pistole, fucili o la cara vecchia pala per difendere quanto costruito. Il contrasto alimenta il ritmo dell’intera esperienza. Ogni pomeriggio tranquillo prepara una battaglia e ogni alba porta il conto dei danni, dimostrando che persino nell’apocalisse il problema più costante rimane la manutenzione straordinaria.

Il caro estinto gradirebbe dei fiori freschi
La gestione diurna parte dalle attività fondamentali e aggiunge gradualmente nuove responsabilità. Le salme vanno trattate, le tombe mantenute in ordine e le richieste dei visitatori soddisfatte, perché parenti contenti significano reputazione, bonus e donazioni più generose. Panchine, illuminazione, percorsi e decorazioni trasformano progressivamente un terreno trascurato in un luogo accogliente, per quanto possa esserlo una proprietà nella quale metà degli ospiti è sepolta. Il meccanismo funziona perché l’estetica non resta separata dall’economia: un camposanto pulito e ben organizzato migliora concretamente l’attività, evitando che le aiuole diventino semplice arredamento funebre da catalogo.
La cappella e il negozio di souvenir ampliano la componente commerciale con funzioni che appartengono perfettamente all’assurdità generale. I visitatori possono assistere alle funzioni, riposare e acquistare candele o incensi, mentre il giocatore gestisce personale e scorte con la delicatezza di chi deve contemporaneamente commemorare una vita e controllare il margine sulle ricordini. Coltivare fiori garantisce ulteriori entrate, gli ortaggi ripristinano salute ed energia e i resti degli zombie possono persino diventare fertilizzante. Il ciclo produttivo chiude così il cerchio naturale in maniera efficiente, ecologica e abbastanza macabra da rendere superflua qualsiasi campagna pubblicitaria.

Dopo il tramonto niente visite senza appuntamento
Quando arriva la notte, la disposizione del cimitero smette di essere una questione decorativa e diventa una linea difensiva. Filo spinato, recinzioni, trappole e torrette devono rallentare orde sempre più numerose, comprese varianti speciali e notti di Luna di Sangue decisamente poco indicate per organizzare una veglia. Preparazione e manutenzione contano quanto la mira: una barriera lasciata danneggiata durante il giorno può aprire un varco, mentre una torretta senza munizioni possiede l’utilità tattica di una fontanella ornamentale. La necessità di pensare in anticipo collega bene le due metà del gioco, perché il denaro speso in fiori più belli potrebbe essere proprio quello che mancava per acquistare una difesa meno simbolica.
Il combattimento mantiene un’impostazione diretta. Oltre alla pala sono disponibili pistole, fucili, armi automatiche e modelli più potenti da ottenere con la progressione, mentre un compagno animale offre supporto nelle fasi notturne. Gli scontri non cercano la precisione di uno sparatutto dedicato, ma restituiscono sufficiente energia quando le barricate cedono e bisogna passare dalla gestione del personale alla rimozione fisica del personale deceduto. Il momento più divertente arriva quando una rete difensiva ben preparata entra in funzione: zombie intrappolati, torrette in attività e il custode che corre fra le tombe ricaricando un fucile producono un livello di efficienza che probabilmente non compariva nel contratto originale.

Un’azienda a conduzione mortale
L’espansione introduce un numero considerevole di strutture e professioni. Il crematorio può essere ampliato e automatizzato, la cava e l’officina permettono di produrre lapidi, mentre il laboratorio di ricerca trasforma gli zombie catturati in materiali utili. Fioristi, becchini, giardinieri, tecnici e personale della cappella assorbono progressivamente le attività quotidiane, liberando tempo per decisioni più ampie e spedizioni oltre le mura. Vedere il camposanto crescere da appezzamento malandato a impresa organizzata costituisce una ricompensa efficace, anche se a un certo punto la lista delle mansioni comincia ad assomigliare a quella di un villaggio comunale con un problema sanitario piuttosto evidente.
La quantità di sistemi rappresenta anche il principale rischio. Nelle fasi avanzate si passa fra sepolture, coltivazioni, dipendenti, munizioni, riparazioni, negozio e difese con una frequenza capace di trasformare il becchino in un dirigente sull’orlo del crollo nervoso. Alcune operazioni si ripetono e la qualità non è uniforme: animazioni semplici, comportamenti occasionalmente impacciati e interazioni poco rifinite ricordano le dimensioni del progetto. Il passaggio fra quiete e battaglia evita comunque che una singola routine occupi l’intera esperienza, mentre le nuove strutture forniscono obiettivi concreti per molte ore. Almeno fino a quando anche i dipendenti non cominceranno a chiedere il turno notturno maggiorato.
Zombie Graveyard Simulator sostiene la propria premessa folle con un intreccio gestionale sorprendentemente ampio. La cura delle tombe, il rapporto con i visitatori e lo sviluppo delle strutture sarebbero già sufficienti per un simulatore tradizionale; le ondate notturne aggiungono pressione, collegando investimenti e disposizione degli spazi alla sopravvivenza. La rifinitura tecnica e la ripetizione di alcune mansioni impediscono al pacchetto di raggiungere la precisione dei migliori rappresentanti del genere, ma il cambio continuo fra fiori, bilanci e fucilate mantiene vivo l’interesse. È indicato a chi ama costruire, amministrare e decorare, purché non consideri sconveniente installare un lanciafiamme accanto alla cappella.













